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Berlusconi

Santificazione evitata (per ora)

Quante volte in uno si quei bagni di folla che per Berlusconi sono altrettanto indispensabili del pane e dell’aria gruppi consistenti di Silvio boys, Silvio girls e Silvio old persons hanno reclamato la santificazione del loro leader supremo e se possibile a tamburo battente, subito. Ma ora queste invocazioni corali, che sollecitavano per il Cavaliere una posizione influente anche nell’aldila, sembrano finite per sempre.Sono state infatti bandite.E da chi ha tutti i poteri per farlo,cioè lo stesso Berlusconi che ieri,intrattenendosi tra il serio e il faceto con i giornalisti,ha detto: ”io non sono un santo, tutti lo sapete.” E infatti tutti lo sanno. E ora, dopo tanti giochi a rimpiattino tra verità e menzogna, non solo lo sa ma lo dice anche Berlusconi. E’una novità epocale. E promette cambiamenti epocali. Già: ma buoni o cattivi?
Per farsi un’idea su quale possa essere la risposta giusta si deve,secondo noi,riflettere un momento su altre parole dette dal premier nella stessa circostanza, quando, dopo aver confessato di non essere un santo, ha aggiunto che “agli italiani io piaccio così.” dunque senz’altra aureola che quella di superbugiardo, di uomo senza decoro e morale sia nel privato che nel pubblico, dedito alle orge, alle frequentazioni di minorenni, a cornificare la moglie con ritmi da campione e via col tango. Ma se questo avviene davvero, o se il premier ritiene che avvenga, è una sorta di licenza di uccidere ogni norma e ogni legge che per lui non sia conveniente quella che Berlusconi esibisce assieme alla sua rinuncia alla santificazione. E’una novità letteralmente terrificante. Molto di più di quella dalla per ora accantonata ascesa al Paradiso.

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lug  09
23
alle 12:02
da mariopinzauti

Sulla graticola

Odio o verità ?

Di solito questo tipo di bassi servizi vengono affidati al pronto a tutto Paolo Bonaiuti. Questa volta invece si è ricorsi al comunicato ufficiale di Palazzo Chigi utilizzandolo non per informazioni sull’attività di governo ma per un basso e pesante attacco alla libertà d’informazione.
Dunque,venendo ai fatti. Il quotidiano “La Repubblica” chiede di porre al Presidente del Consiglio dieci domande su una questione che il premier, pur definendola privata, fa di tutto per dimostrare che è di pubblico interesse.Tanto è vero che requisisce un’intera trasmissione di “Porta a porta “ per parlarne, reclama e ottiene, per tornarci sopra, interviste a “Il Corriere della sera” e a “La Stampa” e la porta addirittura a conoscenza del Capo dello Stato. Si tratta, of course, della rottura del suo matrimonio con Veronica Lario e di alcuni particolari che fanno da interessante contorno politico al caso, quali il progettato inserimento tra i candidati del Popolo della Libertà alle elezioni europee di “ veline “ed ex star del “Grande fratello” e della misteriosa comparsa, nella vita del Cavaliere, di una diciottenne sprint. Sull’insieme dell’affare i fatti smentiscono spesso dichiarazioni e interviste del Cavaliere, il quale, ad esempio, più volte attribuisce le rivelazioni sulle “veline” e la rottura stessa del suo matrimonio a una campagna di stampa organizzata dalle sinistre mentre risulta che i primi a scoperchiare le pentole sono stati due quotidiani di centrodestra, tra cui quello di proprietà della famiglia Berlusconi. Dice poi il premier che il padre della diciottenne oggetto del suo improvviso interesse è suo amico in quanto ex autista di Craxi ma Bobo Craxi, il figlio del leader socialista precisa che l’autista del padre era un altro, morto da diversi anni. E via col tango, costruendo una montagna di bugie che in altri paesi avrebbero costretto un leader politico a dimettersi non una ma cento volte. E’per tentare di fare chiarezza su questa piramide della menzogna che “la Repubblica” invia le dieci domande al premier. Ma questi non risponde. Passa un giorno, passa un altro, il giornale sollecita Berlusconi attraverso Gianni Letta. Ma è come rivolgersi al muro. E allora, oggi, ”La Repubblica” decide di pubblicare le dieci domande insieme a un cenno ai fatti che le hanno motivate. E’una semplice ricerca di verità a beneficio dei lettori. Ma Palazzo Chigi, attraverso l’anonimo comunicato, gli dà un altro nome, la chiama “campagna d’odio”. Conclusione: o a Palazzo Chigi si hanno conoscenze talmente scarse della lingua italiana che si arriva a confondere odio con verità; oppure, come ha detto Veronica, in quel Palazzo opera e regna una persona che” non sta troppo bene“.

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mag  09
14
alle 04:58
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di cheyenne il 01/1/70

L'appello di Veronica è rimasto inascoltato dai sudditi del papi-premier: Aiutatelo, non sta bene!