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Pane e libertà
Se si vuole essere critici a tutto campo non è difficile trovare difetti anche notevoli in “Pane e libertà”, lo sceneggiato televisivo di Alberto Negrin messo in onda domenica e lunedi da Rai 1 nell’orario del massimo ascolto serale. In questa biografia televisiva di Giuseppe Di Vittorio, il cafone pugliese che divenne il segretario generale del più importante sindacato italiano, la Cgil, sono poco più che sfumati ad esempio alcuni aspetti politici della storia del personaggio, ad esempio il suo rapporto, non sempre facile, con il Pci. Queste e altre lacune e anche qualche inesattezza non impediscono però allo sceneggiato di disegnare con efficacia e suggestione il ritratto di un uomo coraggioso -un eroe ,si può dire, del suo tempo- che dedicò tutta la sua vita, pagando, uno dietro l’altro, prezzi altissimi, all’ideale della giustizia e della libertà e seppe trasmettere questo ideale prima ai bracciantii della sua terra,la Puglia,sfamati con un tozzo di pane condito da poche gocce d’olio, poi a diecine e diecine di milioni di lavoratori di tutta Italia e fece del sindacato un protagonista della società,.dandogli un ruolo e una forza che prima mai aveva avuto e oggi,purtroppo,ha di nuovo perso. La dimensione e il significato dell’opera che Di Vittorio realizzò sono sintetizzati nell’’immagine a tutto schermo,,più volte ripetuta nello sceneggiato e chiaramente ispirata a “Il Quarto stato”di Pelizza da Volpedo,di una moltitudine di uomini,donne,bambini in marcia verso un intuibile sol dell’avvenire . E’un’immagine che,come tutta la storia raccontata,non solo suscita commozione ma rimette in piedi la speranza .Perchè ricorda che la forza degli ideali può vincere anche nei momenti più difficili. Quelli di ieri.E quelli di oggi . A condizione, certo, che alla guida delle moltitudini, si pongano uomini come Di Vittorio.
da mariopinzauti
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di GIOVANNI il 01/1/70





