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Ha ragione Bossi
Raramente mi capita di essere in disaccordo col mio capo e amico Luca Ajroldi. Oggi, giorno dei funerali di stato dei sei soldati italiani uccisi dai talebani in Afganistan, purtroppo mi succede. E mi succede qualcosa che per me è ancora più eccezionale. Sono d’accordo con Bossi. O meglio, non ho dubbi-e in questo almeno do ragione a Luca Ajroldi- che il leader della Lega pronuncia il suo scioccante giudizio-“li abbiamo mandati noi,ora tornano morti”-unicamente, o prevalentemente, per strumentalizzarlo per fini elettorali. Sono altrettanto certo però del fatto che sia lui che i pochi altri, uomini dell’opposizione compresi, che in questi giorni hanno pronunciato parole dello stesso o di analogo significato hanno interpetrato uno stato d’animo che è condiviso dalla gran parte degli italiani. Com’è emerso da quelle urla –“Ritirateli subito|” e “Pace subito”-che hanno interrotto l’incanto del solenne spettacolo dei funerali di stato. Per le diecine di migliaia presenti alle esequie e per i milioni che le seguivano davanti alle televisione quei funerali dovevano essere non solo un momento nazionale di pietà per i morti e di solidarietà per le famiglie di essi . Dovevano esprimere una compatta esaltazione di orgoglio per un atto definito di eroismo- anche se i sei non erano caduti mentre erano impegnati in una battaglia ma perchà vittime di un attentato – e dovevano anche essere visti come una conferma popolare dell’assoluta esigenza di mantenere l’impegno militare in Afganistan .Le parole di Bossi, le urla che si sono sentite durante i funerali,i sentimenti ognuno di noi ha percepito parlando con parenti, amici, conoscenti hanno invece dimostrato che, salvo rarissime eccezioni, la gran parte degli italiani non riesce più a unire il dolore per i morti e le loro famiglie al sostegno internazionale e nazionale alla guerra. E vuole la pace il più presto possibile. Il che-e qui torna il mio accordo con Luca-non vuol dire lasciare l’Agfanistan domani o entro Natale e così consegnare questo paese al fanatismo e alla barbarie dei talebani. Significa però cercare-se possibile d’accordo con gli alleati–un exit strategy, una politica che studi e adotti tempi e strumenti per sollecitare il governo e le forze politiche afgane a mettersi in grado di risolvere da soli,e in tempi brevi, i loro problemi. Sembra impossibile ma l’esempio iracheno sta dimostrando che non lo è. Per l’Italia è comunque una strada obbligata per evitare altri,troppi funerali di stato .
da mariopinzauti
Niente applausi ai caduti di Kabul, ma rispettoso silenzio.
Ho aspettato che passassero i giorni del dolore e dell’emozione per scrivere due cosiderazioni su quanto questo paese non abbia una classe politica all’altezza della sua collocazione internazionale. Oggi abbiamo sepolto i sei militari italiani caduti a Kabul per un attentato terroristico. Oggi torna a farsi sentire nella politica, la voce delle viscere alimentata da meschini calcoli elettorali.
Morire per Kabul ? No grazie sembra dire Bossi che non conosce sottigliezze ma è in perfetta sintonia con la pancia del suo elettorato. Tutto questo, spero, senza rendersi conto che ognuna delle sue parole sarà pesata e sezionata dai capi talebani per decidere quando e come attaccare nuovamente i soldati italiani. E senza rendersi conto, spero, che se ci dovessero essere altri morti italiani, il loro sangue gli lorderebbe la faccia e le mani. Non si può giocare alla politica-politicante, quella che ti consente un posto in più in lista o ti da un vantaggio sull’avversario-alleato, quando in ballo ci sono persone che hanno a che fare tutti i giorni con un terrorismo che non bada al metodo o ai morti. Il paese e il Governo non glielo deve permettere. Berlusconi fiuta il vento e si barcamena. Inventa strategie, dice mezze frasi e poi se le smentisce. L’ambiguità la fa da padrona. E tutto avviene senza che ci sia una discussione seria con gli alleati sul governo Karzai e la sua rappresentatività, se otto anni di presenza militare siano serviti o meno, se gli aiuti alla popolazione siano sufficienti, se il concetto di “esportare la democrazia” non sia da rivedere in toto.
Ore di coda davanti al Celio per rendere omaggio ai caduti. Due ali di folla stamane davanti alla Basilica di S.Paolo fuori le mura dove si sono celebrati i funerali di stato. Magnifica popolazione romana piena di cuore e di passione. Ma quando imparerete che ai funerali di soldati caduti in guerra non si battono le mani ma si sta in rispettoso silenzio? I battimani sono per gli attori, per la gente di spettacolo cui si tributa l’ultimo applauso, non a un soldato caduto compiendo il suo dovere. Un’altro dei guasti di nostra signora televisione che insegna riti, le mescola e li confonde.
da luca ajroldi





