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La Lega e Tettamanzi
Siamo cresciuti con un impeativo categorico: parliamone. Tutto doveva essere discusso, esaminato, sminuzzato ben bene alla ricerca di una soluzione. Il dialogo con tutti come strumento di crescita sociale e civile. Poi, di colpo, ci si imbatte in un gruppo di zotici che mal comprendono il linguaggio e le sue regole e dunque usano un altro italiano, distorto. Quello imparato male nelle scuole di cintura e peggio applicato nel quotidiano. Questi nuovi barbari, rozzi e ignoranti, hanno fatto proseliti tra gli eterni insoddisfatti, gli avidi, gli ignoranti, tra i capitan fanfulla, tutte parole e pochi fatti. Con la loro arroganza e le loro smargiassate hanno preso la scena di un palco mediatico che era in attesa di nuovi protagonisti sguaiati e fantasiosi.
Tutti li hanno lasciati fare, qualcuno li ha persino coccolati, la politica tradizionale si è limtata a contarne i voti e a tremare. Anche la Chiesa li ha lasciati prosperare, distratta da altro. Oggi anche lei si trova nel mirino. E con un bersaglio grosso: un cardinale paragonato ad un imama,a un prete mafioso. Oltre alla voce indignata, sarà capace di fare altro?
Ora, chi li ha lasciati crescere e prosperare li teme e non sa come gestirli.
Allora, gente mia, saremo capaci noi di dare aria nuova in casa nostra levando il tanfo fetido della lega o dobbiamo aspettare, come sempre, che arrivi qualche straniero a liberarci dei disastri che abbiamo combinato?
da luca ajroldi
Stando tra la gente: ma forse senza capirla
Stando tra la gente, come dovrebbe fare ogni buon dirigente politico, Piero Fassino, ex segretario del pds, oggi sostenitore di Franceschini per la leadership del pd, scopre-e lo rivela a “La Repubblica”-che in fondo Bossi ha del fiuto e che dice quello che dice contro il tricolore, l’inno di Mameli, l’unità nazionale perché sa che tra gli italiani che abitano nel Centronord la prospettiva separatista sta prendendo piede:per cui, secondo Fassino, esponente politico cui in passato noi, e tanti altri, abbiamo dato grande fiducia , è bene che il pd, pur senza far propri i progetti leghisti, riveda la sua politica delle alleanze nelle regioni settentrionali. Ora, stando tra la gente, come si conviene a ogni giornalista che cerchi di fare onestamente il suo mestiere, noi raccogliamo una grande confusione d’idee che ha, tra gli altri effetti, quello di generare una pressocchè totale disinteresse tra il popolo di centrosinistra per la gara, in atto nel pd, tra Franceschini, Bersani e Marino, per la conquista della segreteria .E sempre stando tra la gente abbiamo anche l’impressione, e il timore, che uscite come quella di Fassino ottengano soprattutto di accentuare tale disinteresse e forse di far dirottare qualche piccolo o medio spezzone di consensi verso Di Pietro. Speriamo naturalmente di sbagliare, sebbene sondaggi freschi di stampa-secondo cui tra gli italiani del Centrosud e del Nord, di centrosinistra e centrodestra, il senso di unità nazionale resta vivo e forte-diano ossigeno al dubbio che i nostri sospetti e i nostri timori siano fondati.
Anche se così non la pensa chi, come Piero Fassino, assicura di stare tra la gente senza però forse riuscire a capirla.
da mariopinzauti
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di Luca Ajroldi il 01/1/70
Sulla Lega e altre storie
Signore Iddio, ho pensato, non possono essere così imbecilli. Non possono. Certo, hanno seguito Bossi e tutte le sue baggianate sulla Padania, il popolo celtico, la cerimonia dell’ampolla, le bandiere regionali al posto di quella italiana, il federalismo fiscale, che un pò di cretinismo ci potrebbe essere. No, perdiana. Bossi è un animale politico, abile e furbo. Molto furbo? Furbissimo. E allora, mi sono detto, ecco un esempio di massima furbizia: sparare a raffica una bestialità via l’altra per far discutere il paese sul nulla, riempire le pagine dei giornali di nulla, permettere alla tv di rincretinirci con l’inutile nulla. Così, nel frattempo, nessuno discuterà o continuerà a sollevare il problema di quei 35 miliardi di euro di denaro pubblico spariti nel nulla e di cui Tremonti non da spiegazioni convincenti. Così nessuno si interrogherà su come possiamo tenerci un Premier che viene sbugiardato e ridicolizzato tutti i giorni sulla stampa internazionale. Così nessuno si ricorderà che abbiamo mafia,camorra, ndrangheta e sacra corona unita che fatturano quasi quanto il bilancio statale, che sono stati ridotti i fondi alla polizia e ai carabinieri, che l’evasione continua imperterrita e che le banche ricevono aiuti statali e se li tengono così le piccole e medie imprese vanno a gambe all’aria. Ditemi voi se questa non è il massimo della furbizia. Oppure se non è l’astuto disegno per mandare in malora lo stato unitario e la sua Costituzione. Fateci un pensierino.
da luca ajroldi
Dalla Lega a Mediaset: bestiario di stagione
Le proposte della Lega, le sue affermazioni, le richieste spesso urlate e sguaiate, hanno l’odore dell’osteria. Vino, forse un ombra di troppo, e cibo anchesso abbondante. Poi, dopo cena che si fa ? un giro a puttane ? Due urlacci agli stranieri ? Oppure ci si inventa una bestialità quasiasi tanto per tirare tardi la notte? Non c’è altra spiegazione alla richiesta dei dialetti, delle bandiere regionali e alle tante amenità assurde partorite dalla fervida fantasia degli amici leghisti. Resta da capire se le studiano e se gli vengono spontanee. Se sono frutto di ebbrezza o fanno parte del disegno di erosione della Costituzione, delle regole democratiche, della Repubblica fatte dall’interno su di un Premier inesistente politicamente, disinteressato a tutto se non a se stesso e alle sue aziende? No, questa non è la Dittatura è molto semplicemente lo sfacio delle idee.
Le nomine Rai sono lì, davanti a tutti a rammentare che la parola professionalità e stata buttata nello scarico del water. Quello che conta è l’appartenenza e la cordata. Sono finite le ideologie ? Certo ! Ma a queste sono subentrate i rapporti di letto, d’affari, di clientela. E il presidente di Garanzia, Paolo Garimberti? Domanda senza risposta. E’ assolutamente evidente che viale Mazzini è entrata a pieno titolo in associazione con Mediaset ed esegue senza fiatare gli ordini del padrone. Così la Rai esce da Sky perdendo 57 milioni di euro di guadagni netti. Così la Rai diventa il luogo dove riciclare professionalità consunte e logorate da anni di Mediaset ( vedi Costanzo). Così la Rai, giorno dopo giorno diventa la succedanea, la succursale da depredare di Mediaset. Per chi, come me in Rai ha lavorato 38 anni è arrivato il tempo delle lacrime. perdonatemi, non è professionale, ma sto piangendo.
da luca ajroldi
Qualcosa continua a muoversi
Secondo Betrlusconi la maggioranza non è mai stata così coesa. Noi e con noi molti altri si chiedono: chissà com’era coesa prima e come lo sarà dopo .E’ una domanda che, tra lo stupito e il divertito, non si può evitare dando un’occhiata a quello che sta succedendo nella maggioranza. L’ultima è la proposta leghista per impedire ai meridionali l’accesso all’arma degli alpini. Ed esce allo scoperto dopo pochi giorni che sempre la Lega ha chiesto che nelle scuole del Nord divenga limitata, limitatissima la presenza di presidi e insegnanti “terroni”, a meno che non siano padroni dei dialetti locali o, come minimo – concede con magnanimità la ministra Gelmini – abbiano approfondita conoscenza della cultura e dei problemi del territorio in cui dovrebbero operare. E per colmare (per ora) la misura ecco anche l’uscita, di nuovo della Lega, contro la presenza italiana in Afghanistan. Da alleato fedele, fedelissimo, devoto il partito di Bossi diventa così il bastian contrario della coalizione, pur continuando a giurare amore eterno al governo e, in particolare, al premier. Naturale, dunque, che gli altri, nella maggioranza, digrignino i denti e facciano capire che se Berlusconi ormai non oppone resistenza alcuna alle prepotenze della Lega non si vede perché non debba abbassare il capino di fronte a prepotenze di altre forze del centrodestra. Il Mpa di Lombardo l’autonomia non si limita più a dichiararla ma se la prende. Una parte consistente di parlamentari del Pdl, disertando le sedute della Camera, rischia di far bocciare il documento sul Dpef. Berlusconi tuona contro il progetto di Pdl del Sud. Ma il progetto resta vivo e vegeto. Questa sarebbe la coesione mai prima vista della maggioranza? A noi sembra la dimostrazione del fatto che perfino tra i suoi servi e servetti Berlusconi non è più Dio in terra e che, dunque, qualcosa, nella politica italiana, continua a muoversi, sia pure con lentezza.
da mariopinzauti
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di daland il 01/1/70
Referendum:manca il quorum
L’esultanza della lega e dell’Udc per il fallimento del Referendum ( vincono i si all’80 per cento ma non c’è il quorum) oltre che esecrabile mi sembra molto di facciata. Esultare non per una vittoria delle idee ma per una sconfitta della democrazia mi sembra un ennesimo segno di barbarie. Che la Lega temesse questo referendum e che fosse sceso in campo addirittura Bossi per porre il veto a Berlusconi è il segno tangibile. Pierferdinando Casini invece lo legge come la morte del bipartitismo. Certamente, se questa è la scommessa su cui ha giocato la propria sopravvivenza politica deve per forza vederla così. Io la vedo invece come Gianfranco Fini: stanchezza per lo strumento ed eccessiva tecnicità del quesito. Credo che occorra interrogarsi sull’uso dello strumento, sulla sua validità e, ultimo ma non l’ultimo, sulla volontà di questa politica di rispondere appieno alle decisioni dell’elettorato. Troppi referendum sono stati disattesi, o meglio, furbescamente aggirati. Quello sul finanziamento ai partiti, quello sulla rai ed altri ancora. Infine, va detto a chiare lettere, che se lapparato dell’informazione ( televisioni in testa) non s’impegna a spiegare, martellando, il significato, l’uso, i possibili risultati, saremo costretti a guardare con tristezza uno strumento di democrazia popolare abbandonato in terra come un coccio rotto
10 domande a Berlusconi. Fatte da Bossi
la voglia di fare dieci domande a Berlusconi non l’ha avuta per prima La Repubblica dopo la festicciola di Portici, le bugie su Noemi e famiglia e le veline. La voglia di fare domande al Premier, domande che non hanno mai avuto risposta, l’ha avuta per prima La Padania, il quotidiano della Lega Nord, il 19 Agosto del 1998.
Le 10 domande a Berlusconi che Bossi avrebbe voluto fargli nel 1998:
Chissà se poi gliele ha fatte ? Mistero. Lui di certo oggi non ce lo dice. Magari domani, chissà…Le 10 domande dell’uomo saggio…
Queste scottanti domande sono apparse sul sito Internet della Lega nord (www.leganord.org). Sotto la voce informazione è possibile consultare la quasi totalita’ delle edizioni della Padania del 1998 e del 1999. Quella del 19 agosto 1998, che contiene l’imbarazzante sequela di domande al Cavaliere di Arcore dei suoi attuali alleati, è sparita. E con lei altre edizioni di diversi giorni di agosto.
Ecco il link alla pagina “scomparsa” ( sapendo cercare, su internet non si perde niente)
da luca ajroldi
Il padrone del vincitore
Berlusconi non solo non ha raggiunto le stratosferiche vette che aveva promesso a se stesso e ai suoi sudditi-il 40-45 per cento dei suffragi per le europee, premessa per successivi rapidi balzi verso la maggioranza assoluta, cioè oltre il 50 per cento- ma deve confessare di essere un vincitore con un padrone. E’questo il chiaro significato della sua improvvisa conversione a u sul referendum annunciata -non certo per pura coincidenza- dopo una cena con Bossi e della notizia, filtrata contemporaneamente, secondo cui egli avrebbe promesso alla Lega la presidenza di due regioni, il Veneto e la Lombardia, oggi in mano a pezzi da novanta del Popolo della Libertà.
Tramite telegiornali più appecoronati che mai il Presidente del Consiglio può quindi concedersi il lusso di presentare all’opinione pubblica un pd pressocchè distrutto dai risultati elettorali (ha subito un”vero e proprio crollo” secondo il tg 2 mentre è stata travolto da “una catastrofica sconfitta”secondo il tg1) ma dovrebbe, nel suo stesso interesse, a occuparsi un po’di più dei guai di casa sua, che non saranno pochi, a giudicare dalle prime reazioni che vengono da ex esponenti di An
alla sua decisione di passare dalla parte degli avversari del referendum.
da mariopinzauti
Bossi, i figli e la nomina di Renzo
In un periodo in cui la situazioni drammatiche ci riempono gli occhi e la bocca, in cui l’informazione è predatore e vittima al tempo stesso, parlare di Renzo Bossi, Renzo Trota come lo chiama il suo fans club, è rilassante. Dunque partiamo dal Capo, da colui che ce l’ha durissimo e irruppe nella politica italiana tuonando: ” La Lega, assicura assoluta trasparenza contro ogni forma di clientelismo». Di più: «Non si barattano i valori-guida con una poltrona!». Di più ancora: «Dobbiamo essere in primo luogo inflessibili medici di noi stessi se vogliamo cambiare la società!» Parole di fuoco che ebbero subito l’approvazione del futuro popolo leghista ma non solo. Poi iniziò il cammino della Lega e il Capo non seppe resistere al richiamo della famiglia, come ci ricorda Gian Antonio Stella
(Bossi)….aveva già piazzato a Bruxelles il fratello Franco e il figlio Riccardo. Assunti come portaborse, il primo a carico di Matteo Salvini e il secondo di Francesco Speroni, evidentemente lieti di spendere «in famiglia» la prebenda di 12.750 euro al mese che ogni deputato riceve per l’attaché. Quali competenze avessero l’uno e l’altro non si sa e non si è mai avuto modo di approfondire: dopo la scoperta della doppia sistemazione parentale, ufficializzata dalla pubblicazione sul sito Internet www2.europarl.eu.int/assistants, le due nomine furono precipitosamente annullate. Meglio perdere un paio di stipendi che esporsi al rischio di mal di pancia dei leghisti di base allevati nel mito dei duri e puri.
Oggi ci risiamo. Renzo, il trota, bocciato tre volte all’esame di maturità, persi tutti i ricorsi viene piazzato ne comitato di presidenza del nuovissimo organismo «Osservatorio sulla trasparenza e l’efficacia del sistema fieristico lombardo » giudicato strategico dalla Lega. Ma quali sono le competenze dello straordinario giovane ?
L’assessore regionale Davide Boni ha spiegato a “Repubblica” che la nomina del ragazzo è solo il primo passo: «Stanno scadendo i vertici e noi ci facciamo avanti perché la Fiera è troppo importante per Milano e l’intera Padania e perché la Lega esprime una classe politica di tutto rispetto». «E Renzo?» «Con lui la squadra non potrebbe essere più incisiva». Si esclude, ovviamente, ogni volontà di leccare i piedi al Capo supremo ed anche ogni sospetto di familismo tanto criticato quando ad esercitarlo era Clemente Mastella.
da luca ajroldi
Sentinella, quanto resta della notte?
Appena il 4 dicembre il “maestro venerabile” della P2, intervistato da Klaus Davi, ha detto:
“Nel mio piano di rinascita prevedevo la creazione di una repubblica presidenziale, perché dà più responsabilità e potere a chi guida il Paese, cosa che nella repubblica parlamentare manca”.
Berlusconi, 20 dicembre:
“Sono convinto che il presidenzialismo sia la formula costituzionale che può portare al migliore risultato per il governo del paese. L’architettura attuale non permette di prendere decisioni tempestive e non dà poteri al premier”
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Nei “no” pronunciati fino ad ora dalle opposizioni non ho letto nessun riferimento a quella che, a mio parere, è la preoccupazione più grande. Berlusconi nulla sa di politica, di istituzioni, di democrazia. Quello che sa è abborracciato, per sentito dire. Tutto quello che sa lo ha saputo da Craxi prima e da Gelli poi. E il pensiero di Gelli ( visto che della democraticità di Craxi non dubito) tutto è tranne che liberale e democratico.
Sor tentenna Casini prende tempo. Pensa che possa essere ancora tempo di tattiche e sbaglia. Smetta di baloccarsi e decida dve vuole stare. Su Di Pietro non ho dubbi, il presidenzialismo, l’uomo forte, sono pane per i suoi denti. Penso che con pochi distinguo potrebbe accettarlo. E poi io vedo Di Pietro avvicinare il suo “grillismo” alla Lega, con cui potrebbe trovare convergenze. Ecco perchè dispero e temo che la risposta alla domanda posta da Giuseppe Dossetti, padre della Costituzione e dello Stato poi fattosi monaco, “Sentinella, quanto resta della notte?” in quel 1994, sia: ” ancora molto, fratelli miei, ancora molto”.
da luca ajroldi






