Posts Taggati come ‘nomine’
Dopo la ragazza con la farfallina
Ora che è stata premiata-con una vicedirezione del tg1- la ragazza che si era esibita davanti alle telecamere con al collo la farfallina regalatale da Berlusconi cadono gli ultimi dubbi sul fatto che il premier e i suoi intendono fare carne di porco di quello che è, o meglio era, il servizio pubblico radiotelevisivo. Tanto più perché questa nomina per servizio ricevuto si accompagna ad altre promozioni a dir poco sbalorditive (tipo quella del direttore di Isoradio, pescato tra i collaboratori a termine) e a una politica degli investimenti che fa soprattutto, talvolta soltanto, gli interessi di Mdiaset. Così stando le cose, cioè male, malissimo, e promettendo di stare anche peggio nel prossimo futuro,c’è da chiedersi che senso ha per i rappresentanti dell’opposizione restare nel cda e per il presidente Garimberti ostinarsi, ogni tanto, quando l’atmosfera si fa particolarmente irrespirabile,a tentare di esercitare la funzione di garanzia che gli è stata affidata. Votazioni contrarie, astensioni, mancata partecipazione alle riunioni del cda, commenti indignati sulle porcate già commesse o annunciate, si rivelano sempre più inutili e, con il tempo, divengono veri e propri boomerang perché davanti all’opinione pubblica finiscono con il provare solo l’ impotenza degli autori di queste iniziative.Ma se è così-e pochi dubbi ormai sussistono sul fatto che sia così-non sarebbe meglio andarsene, lasciando agli altri, quelli che ritengono di poter,anzi dover comandare sempre, l’opportunità di ottenere quanto meritano ma forse non desiderano,cioè di firmare da soli i misfatti e le vergogne di cui sono i soli responsabili? Non si risolverebbero i problemi ma almeno si salverebbe la faccia.E di questi tempi non sarebbe un risultato da poco.
da mariopinzauti
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di mario pinzauti il 01/1/70
Dalla Lega a Mediaset: bestiario di stagione
Le proposte della Lega, le sue affermazioni, le richieste spesso urlate e sguaiate, hanno l’odore dell’osteria. Vino, forse un ombra di troppo, e cibo anchesso abbondante. Poi, dopo cena che si fa ? un giro a puttane ? Due urlacci agli stranieri ? Oppure ci si inventa una bestialità quasiasi tanto per tirare tardi la notte? Non c’è altra spiegazione alla richiesta dei dialetti, delle bandiere regionali e alle tante amenità assurde partorite dalla fervida fantasia degli amici leghisti. Resta da capire se le studiano e se gli vengono spontanee. Se sono frutto di ebbrezza o fanno parte del disegno di erosione della Costituzione, delle regole democratiche, della Repubblica fatte dall’interno su di un Premier inesistente politicamente, disinteressato a tutto se non a se stesso e alle sue aziende? No, questa non è la Dittatura è molto semplicemente lo sfacio delle idee.
Le nomine Rai sono lì, davanti a tutti a rammentare che la parola professionalità e stata buttata nello scarico del water. Quello che conta è l’appartenenza e la cordata. Sono finite le ideologie ? Certo ! Ma a queste sono subentrate i rapporti di letto, d’affari, di clientela. E il presidente di Garanzia, Paolo Garimberti? Domanda senza risposta. E’ assolutamente evidente che viale Mazzini è entrata a pieno titolo in associazione con Mediaset ed esegue senza fiatare gli ordini del padrone. Così la Rai esce da Sky perdendo 57 milioni di euro di guadagni netti. Così la Rai diventa il luogo dove riciclare professionalità consunte e logorate da anni di Mediaset ( vedi Costanzo). Così la Rai, giorno dopo giorno diventa la succedanea, la succursale da depredare di Mediaset. Per chi, come me in Rai ha lavorato 38 anni è arrivato il tempo delle lacrime. perdonatemi, non è professionale, ma sto piangendo.
da luca ajroldi
Nomine Rai

Ancora un rinvio per le nomine ma tanto “chiacchiericcio” sui nomi in circolazione, sulle battaglie all’ultimo sangue tra FI e Lega per un posto da Direttore, Vice-direttore e via a scendere. La va così, purtroppo. La guerra privilegia l’appartenenza non certo la competenza, la storia personale, la comprovata capacità ad occupare quella posizione. E così, ad esempio, per dirigire quello che fu il giornale di Barbato, il TG2, viene accreditato Mario Orfeo attuale direttore del “Mattino ” di Napoli. Cosa c’hai contro Orfeo, giornalista? Nulla. Mi domando solo perchè pensare ad una persona a cui bisognerà spiegare che la televisione non va a gasolio, che tutti quegli schermi nella sua stanza servono ad altro e non a vedere la tv, che il linguaggio televisivo scritto e di immagini ha un suo specifico ineludibile. E allora non era più semplice guardare in casa? Non era più facile prendere qualcuno che in Rai lavora, magari anche con profitto? No. La regola dell’accontentare i nuovi padroni del vapore prevede nuove immissioni di fedeltà eterodiretta. Quando Antonio Ghirelli venne a dirigere il TG2 chiese di vedere il collegamento in diretta dal Parlamento. Ascoltò il pezzo e poi chiese di fare delle modifiche al testo. Nell’imbarazzo generale gli fu detto che era in diretta, che quindi era finito, dunque non era più possibile. Ghirelli, furioso, gridò: “Mi volete boicottare”. Ci mise otto mesi per iniziare a capire il meccanismo. Al dodicesimo fu sostituito da Alberto La Volpe. Quando arrivò Paolo Garimberti, attuale Presidente della Rai, si dovette cominciare da capo. Montaggi, ampex, dirette, servizi. Aveva cominciato a capire la macchina che arrivò la contro-riforma e dovette cedere il posto.
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da luca ajroldi
L’anschluss televisivo
Nelle polemiche di questi giorni tra maggioranza e opposizione sulla riunione in casa Berlusconi per le nomine Rai è stato appena sfiorato un importantissimo particolare: che è stato oltretutto omesso nella gran parte dei resoconti giornalistici. E così è stato fatto mancare alla quasi totalità dell’opinione pubblica un elemento di giudizio fondamentale. Perchè se era scandaloso che sulle nomine Rai si discutesse e, pare, anche si decidesse nella residenza privata del primo ministro, come hanno sostenuto molti esponenti dell’opposizione e, con toni più soft, ,anche molti giornali, è addirittura incredibile che la critica del pd, dell’udc, perfino dell’idv sia stata invece appena sussurrata, anziché urlata a squarciagola come sarebbe stato doveroso fare , su un aspetto del caso a proposito del quale anche la grande stampa ha manifestato scarsa attenzione. Come ha affermato nel suo articolo domenicale su “La Repubblica” Eugenio Scalfari, uno dei pochi giornalisti che tale aspetto lo ha visto e giudicato nel suo giusto valore, quella riunione a Palazzo Graziali infatti non ha solo rappresentato una quasi provocatoria ostentazione di superpotere da parte del villano rifatto, ha anche istituzionalizzato una sorta di egocrazia mediatica che è senza uguali nel mondo. Nel momento in cui, a casa sua, il padrone assoluto di Mediaset ha proclamato di fronte a molti convenuti il suo diritto di decidere sulle nomine Rai egli ha di fatto comunicato urbi et orbi di essersi proclamato signore assoluto sia della tv privata che di quella pubblica, fatta un’eccezione (per ora, nota Scalfari) solo per Rai 3. Se si aggiunge che una dichiarazione del più diretto, anzi unico interessato ha messo in evidenza a quale risultato si punta con questa sorta di anschluss di fatto della televsione privata ai danni di quella pubblica (“si deve arrivare a una televisione che non critica il governo”,ha detto Berlusconi) si ha più di quanto basta per capire che stiamo assistendo alla nascita, nel campo della tv, di una monarchia assoluta :contro la quale, altrove, in tantissimi paesi opposizione e libera stampa correrebbero alle barricate (a parole,s’intende) per sollecitare un plebiscito di sdegno dell’opinione pubblica.Mentre in Italia invece….…
da mariopinzauti
I notai del cda della Rai
L’altro ieri i due rappresentanti del pd nel consiglio di amministrazione della Rai, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, hanno votato contro la nomina di Mauro Masi a direttore generale del sevizio pubblico radiotelevisivo con una motivazione che potrebbe costituire un interessante precedente. Nel corso della seduta dell’altro ieri del cda i due hanno espresso parole di vivissimo apprezzamento nei confronti di Masi , rilevando però che la sua nomina veniva data per certa da tutta la stampa già da parecchie settimane e sulla base di notizie di fonte politica. Per cui il cda- secondo Rizzo Nervo e Van Straten- era chiamato non a scegliere il direttore generale dell’azienda ma ad avallare una decisione chiaramente presa in altra sede e ad assumere quindi una umiliante funzione puramente notarile. Funzione che i due, con uno scatto di orgoglio, hanno rifiutato, votando contro la nomina di Masi. E’stata una manifestazione di dignità e di coerenza che avrebbe meritato sulla stampa un’ampia eco -che naturalmente è invece mancata- e che risulterebbe ancor più apprezzabile se non restasse isolata. La riunione dell’altro ieri non è stata certamente la prima in cui il cda della Rai è stato chiamato a svolgere una funzione puramente notarile. E non sarà neppure ultima. Tra pochi giorni al cda della Rai sarà chiesto di avallare altre decisioni prese in sedi politiche, in parecchi casi già anticipare dalla stampa e, per alcune situazioni , letteralmente improponibili, quali la nomina a direttore del Tg1 di Maurizio Belpietro, altezzoso e sgradevole servitore del potere berlusconiano. Ci aspettiamo che di fronte ad esse si ripeta-con un secco no-lo scatto d’orgoglio dei rappresentanti del pd.
da mariopinzauti
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di utente il 01/1/70
Bossi, i figli e la nomina di Renzo
In un periodo in cui la situazioni drammatiche ci riempono gli occhi e la bocca, in cui l’informazione è predatore e vittima al tempo stesso, parlare di Renzo Bossi, Renzo Trota come lo chiama il suo fans club, è rilassante. Dunque partiamo dal Capo, da colui che ce l’ha durissimo e irruppe nella politica italiana tuonando: ” La Lega, assicura assoluta trasparenza contro ogni forma di clientelismo». Di più: «Non si barattano i valori-guida con una poltrona!». Di più ancora: «Dobbiamo essere in primo luogo inflessibili medici di noi stessi se vogliamo cambiare la società!» Parole di fuoco che ebbero subito l’approvazione del futuro popolo leghista ma non solo. Poi iniziò il cammino della Lega e il Capo non seppe resistere al richiamo della famiglia, come ci ricorda Gian Antonio Stella
(Bossi)….aveva già piazzato a Bruxelles il fratello Franco e il figlio Riccardo. Assunti come portaborse, il primo a carico di Matteo Salvini e il secondo di Francesco Speroni, evidentemente lieti di spendere «in famiglia» la prebenda di 12.750 euro al mese che ogni deputato riceve per l’attaché. Quali competenze avessero l’uno e l’altro non si sa e non si è mai avuto modo di approfondire: dopo la scoperta della doppia sistemazione parentale, ufficializzata dalla pubblicazione sul sito Internet www2.europarl.eu.int/assistants, le due nomine furono precipitosamente annullate. Meglio perdere un paio di stipendi che esporsi al rischio di mal di pancia dei leghisti di base allevati nel mito dei duri e puri.
Oggi ci risiamo. Renzo, il trota, bocciato tre volte all’esame di maturità, persi tutti i ricorsi viene piazzato ne comitato di presidenza del nuovissimo organismo «Osservatorio sulla trasparenza e l’efficacia del sistema fieristico lombardo » giudicato strategico dalla Lega. Ma quali sono le competenze dello straordinario giovane ?
L’assessore regionale Davide Boni ha spiegato a “Repubblica” che la nomina del ragazzo è solo il primo passo: «Stanno scadendo i vertici e noi ci facciamo avanti perché la Fiera è troppo importante per Milano e l’intera Padania e perché la Lega esprime una classe politica di tutto rispetto». «E Renzo?» «Con lui la squadra non potrebbe essere più incisiva». Si esclude, ovviamente, ogni volontà di leccare i piedi al Capo supremo ed anche ogni sospetto di familismo tanto criticato quando ad esercitarlo era Clemente Mastella.
da luca ajroldi
Mischiare le carte
Se c’è una cosa che questa maggioranza sa fare benissimo è mischiare le carte. Vengo rapidamente al fatto. All’opposizione spetta la nomina del presidente della commissione parlamentare di vigilanza. La minoranza sceglie Leoluca Orlando. Berlusconi non lo vuole e il PdL si oppone facendo muro. Ma bisogna anche nominare un giudice costituzionale. Spetta alla maggioranza, che sceglie( guarda caso) un avvocato di Berlusconi, Gaetano Pecorella. Nomina che il PD giudica “incompatibile la scelta di Pecorella in quanto il parlamentare del Pdl e avvocato difensore di Silvio Berlusconi è al momento oggetto di un procedimento penale ( Pecorella è imputato per favoreggiamento nelle strage di piazza della Loggia a Brescia).
Adesso leggete cosa dice il vicepresidente dei deputati del PdL e rendetevi conto del processo di manipolazione dei fatti.
” “Il ‘no’ che è giunto questo pomeriggio dal Pd, dice il deputato di AN, è incomprensibile sia per il profilo della candidatura stessa,( palese conflitto d’interessi e imputato ndr) sia per l’assodata necessità che il nuovo giudice venga dall’area che lo aveva espresso”. “Non è comprensibile che il centrosinistra pretenda di imporre un nome per la vigilanza Rai( che gli spetta per consuetidine acclarata e consolidata ndr) e, allo stesso tempo, metta veti su un’elezione che spetta palesemente alla maggioranza”. Ora, avverte ancora l’esponente della maggioranza, “il percorso è molto più accidentato”.
Credo sia sufficiente. Forse il 25, in piazza si dovrà parlare sopratutto di “corretta informazione”.
da luca ajroldi
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di Emanuele il 01/1/70
Il dogma dell’onnipotenza
Qualche giornale mette in circolazione odore di bruciato a proposito di quello che, dalla settimana prossima, dovrebbe essere il rush finale del braccio di ferro tra maggioranza e opposizione per l’elezione del presidente della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai. Lo fa dando credito alle voci secondo cui, presto, un accordo verrà trovato scegliendo il parlamentare cui assegnare lo scettro di presidente all’interno di una rosa di nomi da concordare tra maggioranza e opposizione. Detto così il boccone potrebbe sembrare commestibile se non ci fossero due ma grossi come case. Il primo consiste nel fatto che, per consuetudine parlamentare, il presidente della commissione di vigilanza è scelto dall’opposizione e se la maggioranza non lo gradisce-come avvenne nel ’96 quando il centrodestra propose e impose quel bel tipino di Storace-non gli resta che mandar giù il rospo e senza nemmeno dire boh. Il secondo ma nasce da una sorta di ultimatum di Berlusconi il quale ha avvertito amici,nemici e neutri che la rosa otterrà il suo indispensabile beneplacito solo se verrà a priori epurata da due nomi-quelli di Orlando e Giulietti- che gli sono sgraditi e dovrebbero di conseguenza essere sgraditi a tutti gli altri. E’chiaro che se questa condizione venisse accettata avremmo un contributo bipartisan al dogma dell’onnipotenza di Silvio; e che l’opposizione perderebbe la sua ragione di esistenza. Di Pietro l’ha ricordato con poche, inesorabili parole: che ci auguriamo trovino il chiaro e immediato consenso del Pd.
da mariopinzauti
Ultimo commento:
di daland il 01/1/70
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