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Il Partito dell’Amore: nascita di uno slogan
Un tempo, in redazione, per prendere in giro una bravissima e carissima collega le dicevo, immancabilmente, tutte le mattine: “hai letto l’Unita? Ti ha dato la linea? Ora sai cosa devi dire e quali posizioni prendere?”. Riuscivo sempre a farla arrabbiare. Finchè non accettò lo scherzo e da donna ironica e intelligente, mi rovesciò la provocazione. Bene. Leggendo o ascoltando i discorsi del Cavaliere e dei suoi corifei oggi, mi torna subito in mente l’espressione” portare il cervello all’ammasso”. E’ fuor di dubbio che l’Uomo, l’egoarca come lo chiama D’Avanzo, sia un grande venditore. Lui vende sogni, speranze, illusioni, oggetti, case, abbonamenti tv. Qualunque campo dello scibile umano per lui si trasforma in occasione di vendita. Certo, per le sue campagne pubblicitarie usa ben 6 canali televisivi, un numero imprecisato di giornali, giornalisti,consulenti, sub-venditori, adepti, conversi,nostalgici e tutti quelli che vogliono essere nella squadra del “prodotto vincente”, quello in testa alle vendite. Il N° 1 insomma.
La sua ossessione è quella di tirare fuori lo slogan vincente, il gesto che si tramuta in simbolo. E come ogni grande venditore sa perfettamente che l’invenzione va costantemente rinnovata senza lasciargli il tempo di invecchiare. Dopo lo slogan ” non metteremo le mani in tasca agli italiani” ( che sta mostrando la corda) cambia nome al suo partito: da Forza Italia ( ormai obsoleto) diventa Partito delle Libertà . Oggi, dopo l’aggressione subita dallo sciagurato Tartaglia, lancia il Partito dell’Amore contro,ovviamente, il Partito dell’Odio. Interpreti principali e appassionati il solito Bondi e il Presidente del Senato,Schifani. Interpreti di seconda fila, ma esagitati, Cicchitto e Capezzone. Secondo indiscrezioni di Palazzo sembra che ai due sia stato detto di darsi una calmata: stavano esagerando.
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da luca ajroldi
Dedicato a tutti coloro che non hanno gli occhi foderati di prosciutto
Contrariamente a quanto speravamo noi, e certamente anche molti italiani, Berlusconi almeno finora non è stato folgorato sulla via dell’ospedale San Raffaele e lo stesso è accaduto ai suoi collaboratori. Anzi. Finora questi signori non hanno capito e tanto meno ammesso che l’aggressione di Milano dimostrava l’esigenza e l’urgenza assolute di por fine a crociate che se esasperate, come stava avvenendo, come le stesse parole e i toni del discorso di Berlusconi in piazza del Duomo avevano confermato, potevano degenerare in gesti inconsulti da parte di squilibrati o esaltati. Il premier ha invece reagito proclamando stupore e incredulità mentre i suoi pretoriani, non frenati dai sedativi che i medici somministrano al Cavaliere, hanno scatenato un’aggressione polemica che non si sa dove potrà arrivare ma certamente è già andata troppo lontano, non soltanto condannando Di Pietro e la Bindi, i soli che hanno difeso la verità -e cioè che la destra, con il suo capo in testa, con parole e fatti ha contribuito, e non poco, a diffondere un clima d’odio nella politica italiana- ma giungendo a insinuare che Casini, Fini, due pubblici ministeri (Spataro e Ingroia) avevano assunto posizioni che inducevano a sospettarli di essere i mandanti dello sciagurato gesto di Tartaglia. Il nostro augurio era che questo gesto, condannabile ed esecrabile, potesse almeno servire ad aprire gli occhi di Berlusconi e dei suoi cortigiani, a consigliarli a por fine, nel loro stesso interesse, oltre che in quello del paese, alla concezione monarchica del potere, agli attacchi al Capo dello Stato, alla magistratura, alla negazione di una delle fondamenta di ogni democrazia, cioè l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, al rifiuto di ogni dialogo costruttivo con l’opposizione. Finora, a due giorni dall’episodio di Milano , niente di tutto questo avviene. Finora-come tutti coloro che non hanno gli occhi foderati di prosciutto possono constatare-nel centro destra, mentre Berlusconi tace, negli ambienti governativi, quelli di Palazzo Chigi compresi si chiede agli altri di impegnarsi per la pace ma si lavora per scatenare il proseguimento e l’ incattivimento della crociata dell’odio, evidentemente incuranti di altre possibili conseguenze.
da mariopinzauti
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di mario pinzauti il 01/1/70






