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La svolta ?
Se in politica, come in matematica, due più due facessero quattro, ci sarebbe da battersi le mani per la contentezza. La percentuale di voti attribuita oggi dai sondaggi all’Idv di Pietro ,l’8-10 per cento, sommata alla percentuale di voti attribuita oggi dai sondaggi al partito democratico, circa il 30 per cento,darebbe.come totale, un 40 per cento, o poco più o poco meno, e dunque , in numeri, una fortissima formazione politica che, nei giorni buoni, quelli in cui Casini non si sveglia con la luna di traverso, potrebbe diventare l’asse portante di un’alleanza in grado di far vedere i sorci verdi alla combriccola Pdl+Lega. Ma poiché neppure la matematica è sempre scienza esatta e la politica non lo è quasi mai bisogna togliersi non solo dalle speranze ma anche dei sogni una prospettiva come quella cui abbiamo accennato. Ciò non impedisce che l’abbraccio tra Di Pietro e Bersani che è stato il momento più significativo del congresso dell’Idv, costituisca una svolta nella situazione politica del nostro paese. Per conoscere quelle che saranno le sue conseguenze a breve o lunga scadenza bisognerà avere la pazienza di aspettare. Dipenderà dalle reazioni delle basi dei due partiti al colpo di scena e alla saggezza-o meno-con cui i vertici dell’una e dell’altra formazione politica, non soltanto i protagonisti dell’abbraccio ma anche i loro collaboratori centrali e periferici, sapranno seguirne e controllarne gli sviluppi.Un peso lo avranno anche le scelte dell’Udc per cui, a questo punto, almeno a livello nazionale diventa difficile ostinarsi nella difesa della politica cosiddetta dei due forni. Una novità almeno è comunque acquisita. Qualcosa si è mosso e si sta ancora muovendo. Auguriamoci che vada in direzione della più grande svolta di cui il paese ha bisogno.
da mariopinzauti
Il Parlamento ad personam
L’altro ieri un operaio rimasto senza lavoro si è cosparso il corpo di benzina, si è dato alle fiamme ed è morto tra atroci sofferenze. In questi giorni migliaia e migliaia di disoccupati e di uomini e donne cui è stata annunciata la prossima perdita del loro lavoro chiedono solidarietà e aiuto percorrendo strade e piazze delle principali città. Un folto gruppo di questi disperati si è spinto ieri fino a piazza Montecitorio, si è fermato davanti alla Camera, chiedendo a gran voce che i deputati, i suoi eletti, si occupassero dei loro problemi. La richiesta non è stata accolta, neppure presa in considerazione. In quel momento la stragrande maggioranza dei parlamentari di Montecitorio ere impegnata a far correre verso l’approvazione la ventesima legge ad personam, quella che garantisce per tutta la legislatura l’assoluta impunità del premier qualsiasi reato egli compia, anche il più abietto. Non voleva, né poteva dare almeno attenzione ad altri problemi, compresi quelli drammatici dei senza lavoro. E’un demoralizzante spettacolo che si ripete da mesi. Da mesi quasi tutte le priorità del lavoro della Camera e del Senato, grazie a una maggioranza schiacciante, vengono date ai problemi del premier, principalmente quelli inerenti ai suoi guai con la giustizia. Il resto può, deve aspettare e meglio ancora se si toglie di mezzo. In questi mesi, come ha ricordato ieri il leader del pd, Bersani, l’opposizione ha più volte reclamato un ampio dibattito parlamentare sui non rinviabili problemi delle maggiori vittime della crisi, cioè i disoccupati, i giovani senza futuro, le famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, i milioni e milioni dì italiani che sopravvivono sotto le soglie della povertà. Ma la richiesta non è stata neppure presa in considerazione. Per la maggioranza, quindi per la Camera e il Senato da esse dominate,c’è tempo e voglia in abbondanza solo per garantire l’intoccabilità e la tranquillità del premier. E così-è giunto il momento di dirlo, anzi di gridarlo ad alta voce perché tutto il mondo senta- l’Italia sta diventando il paese non solo delle leggi ma anche del Parlamento ad personam!
da mariopinzauti
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di Ivaldo il 01/1/70
Il voto in libera uscita
Continuano tutti a chiamarlo ” laboratorio” Puglia. Come se fosse un esperimento fatto in provetta. Come se gli scienziati della politica conoscessero il peso, la quantità, la composizione dei componenti. E invece non è più così e da un bel po di tempo. l’infedeltà, nell’elettore, è diventata la norma. Continua ad avere le sue idee ma è disponibile a votarle contro. Magari solo per punire una dirigenza imbelle. Oppure, pur di non tradire un’idea, decide di non andare più a votare. Così quei leader che continuano a parlare di “nostri elettori e nostro elettorato” , oppure, peggio, fanno le alleanze a tavolino sommando i presunti voti dell’uno e degli altri, commettono errori imperdonabili che li squalificano a vita. La Puglia, signori belli, non è un laboratorio. E’ fatta di persone che scelgono. Vendola docet. E ora che Pierferdi Casini ingolosito dalla possibilità di fare ribaltoni dopo che il grande D’Alema e i suoi scudieri hanno sfasciato tutto, offre al Cavaliere una candidata forte: Adriana Poli Bortone.
Berlusconi ci sta pensando e se dovesse decidere di buttare a mare il suo candidato e accettare l’accordo con Casini per Vendola sarebbe durissima. Se ancora oggi questi signori credono di essere i “signori delle tessere” o i gestori “del parco buoi” sta al cittadino che vota dimostrargli che sbagliano e riappropiarsi della vita politica. Infine c’è il problema dei giovani. Annoiati, anzi schifati, da ragionamenti fumosi, privi di progetto o di sbocchi concreti, stanno a guardare. C’è un solo modo di riavvicinarli alla vita politica: ridare loro una visione del futuro, un obiettivo. Possibile che la lezione di Veltroni non si riesca a comprendere? Possibile che per giochi o giochini, personalismi e vanità non si voglia capire che l’unico momento in cui migliaia di giovani si avvicinarono con entusiasmo fu quando Walter Veltroni dette loro un sogno a cui aggrapparsi?
da luca ajroldi
Un partito nell’angolo
In Puglia la vittoria, anzi la stravittoria del candidato che, fino all’ultimo, con l’impegno personale di Bersani e D’Alema, la dirigenza del pd ha apertamente ostacolato: prima portando in campo Emiliano, poi Boccia. Nel Lazio dove, dopo tentennamenti e bracci di ferro a non finire, una soluzione-fortunatamente più che apprezzabile- è arrivata grazie a un’autocandidatura esterna, quella della sempre verde Emma Bonino. In Campania e in Calabria un esasperante susseguirsi-purtroppo non ancora concluso-di avanti e indietro. In Umbria la messa in discussione di una vittoria certa, quella che aveva- e speriamo abbia ancora- il nome della governatrice uscente. E se non bastasse-questo senza responsabilità di vertice, e tuttavia ugualmente catastrofico-“l’incidente” Del Bono, a Bologna e la conseguente perdita di sicurezza nella riconquista di almeno una delle due regioni più rosse d’Italia, l’Emilia-Romagna (l’altra è ,come si sa, la Toscana).
Se non mancassero due mesi esatti all’ultima grande consultazione elettorale di questa legislatura,le regionali di marzo, chiederemmo a gran voce, assieme sicuramente a tanti altri, l’immediata cacciata a furor di popolo dell’intero vertice del pd, colpevole senza ombra alcuna di dubbio di aver dimostrato, e purtroppo di continuare a dimostrare, di non essere in grado di tenere in mano il partito e di essere impegnato al massimo per autodistruggersi con le lotte di potere e le vanità personali interne. Siamo però alla vigilia di un confronto che, se perduto, e nel peggiore dei modi, con una debacle, eternizzerà lo strapotere di Berlusconi, dunque la deriva e l’umiliazione della democrazia. Qualcosa dunque bisogna fare per tirar fuori il pd dall’angolo, per metterlo nella condizione di tornare a vincere o, se questo non fosse possibile, di ottenere una sconfitta dalle dimensioni onorevoli. Occorrerà anzitutto che l’intero gruppo dirigente-nella componente di maggioranza e in quelle di minoranza-lecchi e curi le sue gravissime ferite, stringendo un’alleanza che almeno per due mesi lo porti visibilmente in campo unito e determinato. Si dovrà poi dare voce in capitolo con tutte le forme possibile, a cominciare dalle primarie, a un elettorato che, come la Puglia dimostra, è umiliato ma non domo. E tutto questo subito. Perché domani potrebbe essere già tardi.
da mariopinzauti
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di mario pinzauti il 01/1/70
Processo breve? Una vergogna nazionale
Ecco alcuni commenti dal sito di La Repubblica
per l’Italia l’unico vero plotone d’esecuzione è questo governo
Manipolano pure le parole: Non è un processo breve ma un processo morto!
Processo breve!!!! Troppo lungo ancora il prossimo sarà il video processo 1h e ci sbrighiamo, la gente vota da casa e via!!!!!
Purtroppo non viviamo più in uno Stato di diritto e la cosa peggiore è che ad una larga fetta dei nostri connazionali questa cosa sta bene!!
Italiani sveglia, sveglia!!!che cosa aspettate a capire come stanno andando le cose!!!??
Il processo breve equivale a chiedere ad un chirurgo di operare bene e in tempi idonei ma senza bisturi e attrezzature significa uccidere il paziente.
Come può definirsi costituzionale questa legge?
Possiamo sperare solo in NAPOLITANO ma temo che sarà vano.
ma cos’altro dobbiamo permettergli per svegliarci!!!!! gente perbene organizzate una manifestazione colossale che svegli le coscienze.
Legge vergognosa e inaccettabile, abbiamo urgente bisogno di un rinnovamento politico e culturale.
La colpa non è di Berlusconi e del suo staff. La colpa è solo degli italiani che lo votano. Se ne renderanno conto da soli.
Questa legge vergognosa è l’espressione peggiore della perdita di senso etico, civile e morale di una parte del Paese rappresentata da PDL e Lega
E’ incredibile come si possa anche solo pensare che questa possa essere una soluzione,ma soprattutto è incredibile che diventi una legge! Allibito!
La cosa più preoccupante di tutto questo è l’assopimento delle coscienze della gente.Si sta distruggento lo stato e a nessuno sembra importi molto
Non si può continuare a guardare questo scempio senza far nulla!PD sveglia!E’ l’ultima spiaggia!
Credo che si sia troppo oltre il limite della decenza. Quello che mi fa paura é lo stuolo dei sostenitori/complici o ciechi o inetti in malafede
non vedo l’ora di un editoriale del suddito Minzolini al TG1
Il primo caso in Italia di governo che odia la legge! Un grazie anche al PD che è più incisivo nel combattere la sinistra che la destra!
altro che processo breve,chiamatelo per quello che è:processo annullato!
da luca ajroldi
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di Ivaldo il 01/1/70
Emmatar
E’ partita con questo video la campagna per Emma Bonino governatore del Lazio. Grande creatività e ironia per una candidata che dice: ” se mi amassero di meno e mi votassero di più”. La Bonino alla regione Lazio sarebbe veramente una ventata di grande novità e di grande forza per una regione che arranca, con la piccola industria soffocata dalla stretta creditizia, con il turismo che si riversa solo su Roma, asfissiandola con i fumi dei bus turistici. Imprigionata da cortei che ogni giorno dell’anno bloccano le strade della capitale. Coraggio Emma, questo blog è con te. Senza se e senza ma, come ormai si usa dire.
da luca ajroldi
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di Emmatar, la Bonino incontra Avatar | speciale in Liquida il 01/1/70
Elezioni regionali: più faide che politica
La cartina di tornasole di quanto sia in affanno, di quanto sia in stato confusionale la politica ( tutta la politica) viene dalle candidature a queste prossime elezioni regionali.
Lasciamo da parte il PdL, che in questo momento ci interessa di meno, per guardare con più attenzione nel PD e nel centro sinistra ( senza trattino) in generale.
Campania, Lazio, Calabria, Puglia. Tutti casi emblematici. Tutte situazioni in cui vecchia politica, vecchi schemi, vecchi veti tutti interni ai partiti e alle persone, si intrecciano e mostrano il peggio di se. Incuranti dei progetti, incuranti dell’opinione pubblica, incuranti dell’interesse collettivo, si affrontano a colpi di spingarda o di fioretto sui nomi, non sui programmi. Non in piazza ma nelle stanze delle segreterie in quelle famose riunioni, nei tavoli, per decidere alleanze e schieramenti. Era quello che volevamo? Era questa la richiesta che arrivava forte dalle piazze? Era questo lo scopo delle primarie? Nome contro nome, corrente contro corrente, cordata contro cordata? Oppure chiedevamo altro?
Forse noi cittadini non siamo in grado di capire le difficoltà di una classe politica provinciale e impreparata, messa brutalmente a nudo da una trasformazione sociale inarrestabile. Forse. Quello che è certo è che la politica ci continua a considerare ” il parco buoi” a cui chiedere il voto e il sostegno per i “suoi” giochi e non nel nostro interesse. Una politica che fa ancora riferimento a ideologie e non ai bisogni del paese. Come giudicare, se non con questo metro, la candidatura Vendola/Boccia in Puglia o la minaccia della Binetti di lasciare il PD qualora il partito appoggiasse una candidatura Bonino ? E ancora, che ne dite della Campania dove va all’aria la trattativa per la riipicca di IdV e Vendola nei confronti del PD campano? E dell’UdC di Casini cosa vogliamo dire? In perfetto stile democristiano esercita la politica delle alleanze ” dove mi conviene di più e dove riesco a condizionare meglio”. No, non volevamo questo quando è nato il PD, quando abbiamo fatto la fila per votare alle primarie, quando abbiamo scelto il segretario.
da luca ajroldi
Noi ci saremo
Si aprono crepe vistose nella Grande Muraglia di quello che sembrò l’immortale impero berlusconiano.Qualche giorno fa l’ex primo consigliere di fiducia Ferrara,sul “Foglio”ha scritto-parafrasando il titolo di un libro di Vittorio Gassman- che il futuro del sovrano è “alle sue spalle”.Ieri un gruppo di deputati finiani,tra cui la direttrice di “Il Secolo”,Flavia Perina e il Vicepresidente della Commissione Antimafia, Fabio Granata, facendo infuriare la Lega e anche il capogruppo del pdl alla Camera,Fabruzio Cicchito,hanno firmato,assieme a Walter Veltroni e altri deputati del pd ,dell’idv e dell’udc ,una proposta di legge per riconoscere facoltà di voto agli immigrati residenti in Italia da cinque anni.Ancora ieri Berlusconi ha smentito il più appecoronato e squallido dei suoi yesman,il presidente del Senato Schifani,respingendo l’eventualità di elezioni anticipate..E intanto l’’affare Cosentino provoca malumore e nervosismo tra tutti coloro che nel pdl vogliono che sia salva almeno la decenza.Non è ancora la caduta degli dei ma i segnali che l’annunciano s’infittiscono e rendono chiaro a tutti,anche a chi agli affari della politica dà solo rare e svogliate occhiate, che,a questo punto,un’offensiva comune delle forze dell’opposizione potrebbe favorire il principio della fine.E pure,a tutt’ora,di quest’offensiva non si vedono neppure i preparativi.Si assiste ,anzi, ad atti e parole che sembrano fatti apposta per ostacolarla.E’questo ad esempio il caso dei bastoni tra le ruote che si stanno mettendo alla preparazione della manifestazione di protesta contro il berlusconismo indetta per il 5 dicembre da migliaia e migliaia di bloggers.Di Pietro ha dato l’adesione della sua Idv,il pd no,o meglio non colpirà con i fulmini della scomunica gli iscritti e i simpatizzanti-già molti,pare-decisi a partecipare ma senza il coinvolgimento dei suoi dirigenti perché si tratta-dicono questi ultimi-di una manifestazione non indetta dal partito.E’una questione della peggiore lana caprina e rischia di spingere il nuovo pd,quello proposto dalla segreteria Bersani ,verso un ruolo di forza passiva,solo spettatrice dei cambiamenti che potrebbero essere in arrivo.E’un ruolo che noi non possiamo condividere.Per questo ci uniamo ai blog che promuovono la protesta del 5 dicembre e ci impegnamo a essere presenti,quel giorno,alla manifestazione.
da mariopinzauti
Rutelli e l’Alleanza
Credo, anzi ne sono sicuro, che l’uscita di Rutelli dal PD debba essere analizzata in modo più approfondito e meno giornalistico. Alleanza per l’Italia, il suo nuovo partito, si porta dentro alcuni “pezzi pregiati” del PD come Linda Lanzillotta su tutti. Per quanto io personalmente sia propenso a pensare tutto il male possibile di “cicciobello”, per le sue giravolte, per i suoi cambi di rotta, per le sue conversioni sulla via di Damasco, per la sua straordinaria capacità di apparire e la totale assenza di essere, temo però che questa volta l’animale politico abbia fiutato l’odore di muffa e di stantio che emana dal nuovo Partito Democratico di PierLuigi Bersani. Le primarie, dice la Lanzillotta e io condivido appieno, sono state «un punto di svolta in cui si decideva se continuare con il progetto originario o riesumare le vecchie identità, più rassicuranti ma inadeguate. Si è scelta la seconda strada». Ovvero: «Bersani è stato il punto d’approdo della crisi, che credo irreversibile». Lanzillotta osserva che «il Pd ha già rimosso le componenti della cultura liberale e ambientalista. È approdato nel gruppo socialista in Europa e ha mantenuto un collateralismo con il sindacato. Se non vuole essere destinato alla marginalità – aggiunge – ha bisogno che qualcuno rappresenti l’altro pezzo della cultura riformista. Ebbene, questo è il punto: Stato liberale, cultura riformista. La paura di scegliere strade ancora non praticate, la mancanza di coraggio verso il modello indicato da Veltroni, hanno fatto si che ci rivolgesse al rassicurante Bersani che rappresenta il “noto” , il vecchio modo di fare politica.
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da luca ajroldi
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di cheyenne il 01/1/70
Sogni di mezzo autunno
Sanno di sogni di mezzo autunno le ultime sortite di Berlusconi, pensate, dette e fatte in quella che, secondo i metereologi, sarà la settimana più piovosa dell’anno, dunque in un momento in cui, specie agli ultrasettantenni, si consiglia di starsene in casa al caldo e di premunirsi con un vaccino antiinfluenzale.
E invece, proprio mentre Rutelli lascia il pd, temendolo condannato, dopo la vittoria di Bersani alle primarie, a una deriva di sinistra, ecco il premier vedere, nella nuova gestione del maggiore partito di opposizione, elementi secondo lui positivi che potrebbero favorire una ripresa del dialogo con la maggioranza, anche se a condizione che il nuovo segretario rinunci alla demonizzazione dell’avversario,che poi sarebbe il Berlusconi stesso. Il quale, in contemporanea,assume un’inattesa e imprevedibile posizione di silenzio assenso di fronte alle proposte per assegnare a Massimo D’Alema il prestigioso incarico di mr. Pesc,vale a dire di superministro degli esteri dell’Unione Europea :nella chiara anche se non dichiarata speranza di aspettarsi,in cambio, un grosso inciucio in politica interna:tipo quello che ai tempi della Bicamerale e della crostata in casa di Gianni Letta, regalò la resa della sinistra a Berlusconi a proposito del conflitto d’interessi di cui ancora soffriamo conseguenze che moltissimi italiani non sopportano più,come hanno ricordato alla sinistra,al pd in particolare, proprio in questo periodo di sogni di mezzo autunno,con i 2 milioni e 800.000 voti delle primarie.
da mariopinzauti





