Posts Taggati come ‘pdl’

Elezioni, Regionali, Veltroni

Il voto in libera uscita

Continuano tutti a chiamarlo ” laboratorio” Puglia. Come se fosse un esperimento fatto in provetta. Come se gli scienziati della politica conoscessero il peso, la quantità, la composizione dei componenti. E invece non è più così e da un bel po di tempo. l’infedeltà, nell’elettore, è diventata la norma. Continua ad avere le sue idee ma è disponibile a votarle contro. Magari solo per punire una dirigenza imbelle. Oppure, pur di non tradire un’idea, decide di non andare più a votare. Così quei leader che continuano a parlare di “nostri elettori e nostro elettorato” , oppure, peggio, fanno le alleanze a tavolino sommando i presunti voti dell’uno e degli altri, commettono errori imperdonabili che li squalificano a vita. La Puglia, signori belli, non è un laboratorio. E’ fatta di persone che scelgono. Vendola docet. E ora che Pierferdi Casini ingolosito dalla possibilità di fare ribaltoni dopo che il grande D’Alema e i suoi scudieri hanno sfasciato tutto, offre al Cavaliere una candidata forte: Adriana Poli Bortone.
Berlusconi ci sta pensando e se dovesse decidere di buttare a mare il suo candidato e accettare l’accordo con Casini per Vendola sarebbe durissima. Se ancora oggi questi signori credono di essere i “signori delle tessere” o i gestori “del parco buoi” sta al cittadino che vota dimostrargli che sbagliano e riappropiarsi della vita politica. Infine c’è il problema dei giovani. Annoiati, anzi schifati, da ragionamenti fumosi, privi di progetto o di sbocchi concreti, stanno a guardare. C’è un solo modo di riavvicinarli alla vita politica: ridare loro una visione del futuro, un obiettivo. Possibile che la lezione di Veltroni non si riesca a comprendere? Possibile che per giochi o giochini, personalismi e vanità non si voglia capire che l’unico momento in cui migliaia di giovani si avvicinarono con entusiasmo fu quando Walter Veltroni dette loro un sogno a cui aggrapparsi?

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gen  10
27
alle 01:58
da luca ajroldi

Dibattiti, Elezioni, Giravolte

Elezioni regionali: più faide che politica

La cartina di tornasole di quanto sia in affanno, di quanto sia in stato confusionale la politica ( tutta la politica) viene dalle candidature a queste prossime elezioni regionali.
Lasciamo da parte il PdL, che in questo momento ci interessa di meno, per guardare con più attenzione nel PD e nel centro sinistra ( senza trattino) in generale.
Campania, Lazio, Calabria, Puglia. Tutti casi emblematici. Tutte situazioni in cui vecchia politica, vecchi schemi, vecchi veti tutti interni ai partiti e alle persone, si intrecciano e mostrano il peggio di se. Incuranti dei progetti, incuranti dell’opinione pubblica, incuranti dell’interesse collettivo, si affrontano a colpi di spingarda o di fioretto sui nomi, non sui programmi. Non in piazza ma nelle stanze delle segreterie in quelle famose riunioni, nei tavoli, per decidere alleanze e schieramenti. Era quello che volevamo? Era questa la richiesta che arrivava forte dalle piazze? Era questo lo scopo delle primarie? Nome contro nome, corrente contro corrente, cordata contro cordata? Oppure chiedevamo altro?
Forse noi cittadini non siamo in grado di capire le difficoltà di una classe politica provinciale e impreparata, messa brutalmente a nudo da una trasformazione sociale inarrestabile. Forse. Quello che è certo è che la politica ci continua a considerare ” il parco buoi” a cui chiedere il voto e il sostegno per i “suoi” giochi e non nel nostro interesse. Una politica che fa ancora riferimento a ideologie e non ai bisogni del paese. Come giudicare, se non con questo metro, la candidatura Vendola/Boccia in Puglia o la minaccia della Binetti di lasciare il PD qualora il partito appoggiasse una candidatura Bonino ? E ancora, che ne dite della Campania dove va all’aria la trattativa per la riipicca di IdV e Vendola nei confronti del PD campano? E dell’UdC di Casini cosa vogliamo dire? In perfetto stile democristiano esercita la politica delle alleanze ” dove mi conviene di più e dove riesco a condizionare meglio”. No, non volevamo questo quando è nato il PD, quando abbiamo fatto la fila per votare alle primarie, quando abbiamo scelto il segretario.

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gen  10
7
alle 02:14
da luca ajroldi

Riforme

In attesa del dialogo

Partirà o no, a gennaio, il dialogo tra maggioranza e opposizione per facilitare, tra l’altro, la realizzazione delle riforme? Bersani, in un’intervista dice che “dipende da quanto farà il pdl nelle prossime settimane.” Per ora, a questo proposito, manca qualsiasi elemento che permetta ogni previsione, anche la più prudente. E’però già chiaro, molto chiaro quello che il pdl non farà. Anzitutto non rinuncerà ai progetti legislativi-vedi riedizione del loro Alfano, il processo breve, l’impedimento a essere presenti alle udienze, l’immunità parlamentare- pensati per mettere Berlusconi definitivamente al riparo dalle conseguenze di ogni procedimento giudiziario in atto o presumibilmente in preparazione nei suoi confronti. ”Sono tutti-ha tagliato corte il ministro Bondi, rispondendo a un giornalista-provvedimenti utili”. Il che è vero, anche se sono utili a una sola persona, Berlusconi. Dunque a gennaio il pdl non rinuncerà a chiedere altre leggi ad personam in aggiunta a quelle già imposte in passato nell’interesse del premier. Come non rinuncerà a chiedere che il partito democratico decida come e con chi allearsi in base ai gradimenti del premier: tra i quali, come prima, più di prima, non rientra alcuna forma di collaborazione con l’idv di Di Pietro. E’già scontato infine che, come ribadiscono ogni giorno Gasparri e Quaglieriello, il pdl non intende neppure mettere in discussione i suoi progetti di Repubblica Presidenziale di cui, naturalmente, Berlusconi dovrebbe assumere la guida. In conclusione: in attesa di sapere su quali temi,ammesso che esistano,il pdl sia disposto ad andare incontro all’opposizione,i categorici no già messi in piazza dicono a lettere cubitali che quanto si aspetta la maggioranza non è un dialogo ma una resa senza condizioni di cui le opposizioni, il pd in particolare, qualora soltanto le prendessero in considerazione, pagherebbero il carissimo costo quando si voterà per le regionali, il prossimo marzo.

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dic  09
27
alle 12:58
da mariopinzauti

Dibattiti, partito democratico

L’inciucio che vorremmo

Incredibile ma vero: c’è di nuovo aria di inciucio. E non solo nelle file del centrodestra. Calderoli si dichiara contagiato da un improvviso buonismo Cicchitto, autore della filosofia dell’odio in chiave piduista esposta pochi giorni fa alla Camera, fuori stagione (non è ancora Carnevale) si veste da colomba e dice che si può arrivare a un dialogo con le forze più responsabili dell’opposizione a proposito di riforme. Ma c’è di più, molto di più e,secondo noi, anche di peggio. Bersani è andato a trovare Berlusconi nella sede della sua sofferenza, la stanza del San Raffaele di Milano dov’era ricoverato dopo l’aggressione in piazza del Duomo, adempiendo così a un dovere di umana solidarietà. A nessun dovere adempie invece Massimo D’Alema quando fa sapere di essere favorevole a un “inciucio”, cioè a un compromesso con la maggioranza in materia di riforme e ricorda, per sostenere la sua posizione, che gl inciuci non sono mancati nella storia del pci, a cominciare da quello raggiunto tra De Gasperi e Togliatti sull’articolo 7 della Costizione della Repubbklica a proposito della validità dei patti lateranensi tra stato e chiesa. Dato che il pd è un partito ben diverso dal pci, tanto è vero che ne ha condannato l’ideologia marx-leninista e la sudditanza all’Unione Sovietica e allo stalinismo, D’Alema è ricorso a un paragone che è del tutto fuori tema oltre ad essere di pessimo gusto.Tanto è vero che una parte consistente dei dirigenti del pd, riuniti a Cortona per iniziativa di Franceschini, gli ha risposto con un secco, sdegnato no.Noi invece saremmo disposti a dirgli di si.A una condizione: che l’inciucio non abbia per tema il processo breve, il nuovo lodo Alfano, l’impedimento del Presidente del Consiglio a presentarsi ai processi in cui è imputato e altre leggi ad personam e affronti, invece, chiamando tutte le forze politiche a un impegno comune, i grandi problemi della società italiana contemporanea: dalla crescente disoccupazione al dramma dei precari. Ma chissà se questo tipo di compromesso piacerebbe a D’Alema; e se piacerebbe alle colombe a tempo determinato del pdl. A tale proposito nutriamo non uno ma cento dubbi.

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dic  09
19
alle 10:42
da mariopinzauti

Elezioni

Regione Campania : ecco i nomi

Una settimana niente male quella appena trascorsa. Dai furori di Berlusconi contro magistrati, Consulta e presidente della Repubblica, che non sono piaciuti al 53% degli italiani, secondo un sondaggio fatto oggi, all’eliminazione di Cosentino come candidato del PdL alla regione Campania. La notizia arriva da Bruxelles ( Berlusconi quando è all’estero riesce a prendere decisioni importanti. Perchè non ci resta? Nell’interesse comune, ovviamente) dove il Premier ha praticamente concesso la sua investitura a Gianni Lettieri, presidente degli industriali napoletani. Restano in piedi comunque anche i nomi del magistrato Arcibaldo Miller, del sottosegretario Guido Bertolaso, di Edoardo Cosenza, preside della facoltà di Ingegneria all’Università Federico II di Napoli. Il ministro Altero Matteoli invece preferirebbe un politico di professione: “Dà più garanzie”, avrebbe detto.
La corsa, nel centro sinistra, è gia cominciata. Ma è ancora tutta sotto traccia. Tre i concorrenti: l’assessore regionale ai Trasporti, Ennio Cascetta, il sindaco di Salerno Enzo De Luca, il magistrato anticamorra Raffaele Cantone. Ma se volete la mia opinione, vi dirò che Enzo De Luca è quello in pole position. Ottimo sindaco, fortemente appoggiato, deve solo superare vecchi campanilismi e trovare accordi per la squadra. Se ci riuscirà, la regione campania potrebbe anche non cambiare segno politico.
Per la città invece è tutta un’altra storia. Italo Bocchino sembra essere il più accreditato candidato sindaco con ottime possibilità di riuscita.

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dic  09
12
alle 04:39
da luca ajroldi

Partiti, Sulla graticola

Fini pensa al futuro.Prossimo

C’è gente che pagherebbe per sapere come intende procedere Gianfranco Fini. Berlusconi in testa. Ma il Presidente della Camera non fa neanche intravedere quello che gli ronza nella mente. Diciamo che l’obiettivo è chiarissimo. Gianfranco è bell’e stufo di essere l’eterno secono. Ha capito perfettamente che non ci sarà mai successione ne investitura. Oltretutto con un Cav. come quello, non si va da nessuna parte. O sei lacchè o sei fuori. E allora vediamo i calcoli di Fini e le ipotesi possibili. La PdL alla fine politica di Berlusconi si scioglie come cera. Casini e “cicciobello” sono pronti a raccogliere un po di reduci frastornati. La Lega? Prosegue da sola a meno che non si rinnovi un accordo con Fini. Improbabile ma possibile. Il centro-destra originale (rotondi,lombardo,forza italia) potrebbe andare sotto le bandiere di Fini ma senza l’accordo con la Lega non ci sarebbero i numeri per avere una maggioranza. Infatti la destra, non sentendosi rappresentata, farebbe nascere una nuova formazione. I timonieri, o almeno i presunti tali, abbondano.
Fini ha capito perfettamente e da tempo, che l’Italia è moderata, moderatamente antifascista, tiepidamente europea ma fortemente europeista se si tratta di accedere ai fondi comunitari. Dunque numeri consistenti per una PdL ridimensionata ma non sicuramente vincente. A meno che la Lega, ormai abituata alla stanza dei bottoni, pur di non perderla, decida di accettare il gioco delle alleanze. Se così dovesse essere la traversata del deserto per il PD si allungherebbe a dismisura. Dieci, forse dodici anni di opposizione. Se invece la Lega decide di fare da sola allora la partita si può giocare. Il PD avrebbe delle possibilità e, forse ma solo forse, Bersani potrebbe essere la persona giusta.

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nov  09
27
alle 06:00
da luca ajroldi

Ultimo commento:

di luca ajroldi il 01/1/70

Scusa il mio pessimismo, caro Mario, ma temo che il Premier non intenda lasciare bastoni del coma...

Elezioni

Eletto da se stesso

Annullando, per incostituzionalità, il Lodo Alfano la Corte Costituzionale gli ha tolto lo scudo dell’impunità che si era concesso con la complicità del Ministro della Giustizia e della sua maggioranza parlamentare. Ma motu proprio, incurante della riapertura di processi e d’istruttorie che lo riguardano, indifferente di fronte agli altolà del Capo dello Stato, l’impunità Berlusconi se la sta riprendendo e la sta indossando come una corazza dicendo, ripetendo, proclamando con toni sempre più alti e aggressivi che egli” è eletto direttamente dal popolo” e quindi non c’è istituzione o persona che lo possa toccare.
Il discorso fa acqua già in partenza dato che non esiste paese democratico (e tale resta,almeno formalmente,l’Italia) in cui un capo di governo possa fare quello che la legge vieta a lui e ad ogni altro cittadino anche se è stato eletto direttamente dai cittadini con una maggioranza schiacciante. Ma il più bello per noi e il più brutto per lui viene dopo, quando si dà un’occhiata ai dati che dovrebbero contenere la prova indiscutibile della carta in bianco che la quasi totalità dei cittadini avrebbe affidato a Berlusconi con il voto. Come ricordava ieri su “La Repubblica” Ilvo Diamanti nelle politiche del 2008 hanno votato per il Popolo della Libertà- non dunque direttamente e personalmente per il premier -il 35 per cento degli elettori che si sono recati alle urne, dunque poco più di 1 su 3. Se si tiene conto anche degli astenuti, delle schede bianche e nulle,i suffragi andati al Pdl scendono al 30 per cento del totale,1 ogni 3,3 cittadini aventi diritto al voto. E più in basso ancora ci si trova se si guarda al risultato personale che Berlusconi ha messo insieme con le preferenze espresse sul suo nome. Sono state 2.700.000, un quarto dei voti raccolti dal Pdl e appena il 9 per cento- dunque 1 elettore su 9,1!-degli aventi diritti al voto. Quella del premier eletto dal popolo è dunque solo una patetica leggenda Personalmente e direttamente il Presidente del Consiglio rappresenta una piccola, esigua minoranza. E’dovere di tutti noi di farlo sapere a tutti gli italiani che ci vengono a tiro .

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ott  09
12
alle 12:05
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di Emanuele il 01/1/70

Anche stavolta è importante sottolineare che il nostro presidente del consiglio ha commesso un e...

Dibattiti, Notizie, Partiti

Qualcosa continua a muoversi

Secondo Betrlusconi la maggioranza non è mai stata così coesa. Noi e con noi molti altri si chiedono: chissà com’era coesa prima e come lo sarà dopo .E’ una domanda che, tra lo stupito e il divertito, non si può evitare dando un’occhiata a quello che sta succedendo nella maggioranza. L’ultima è la proposta leghista per impedire ai meridionali l’accesso all’arma degli alpini. Ed esce allo scoperto dopo pochi giorni che sempre la Lega ha chiesto che nelle scuole del Nord divenga limitata, limitatissima la presenza di presidi e insegnanti “terroni”, a meno che non siano padroni dei dialetti locali o, come minimo – concede con magnanimità la ministra Gelmini – abbiano approfondita conoscenza della cultura e dei problemi del territorio in cui dovrebbero operare. E per colmare (per ora) la misura ecco anche l’uscita, di nuovo della Lega, contro la presenza italiana in Afghanistan. Da alleato fedele, fedelissimo, devoto il partito di Bossi diventa così il bastian contrario della coalizione, pur continuando a giurare amore eterno al governo e, in particolare, al premier. Naturale, dunque, che gli altri, nella maggioranza, digrignino i denti e facciano capire che se Berlusconi ormai non oppone resistenza alcuna alle prepotenze della Lega non si vede perché non debba abbassare il capino di fronte a prepotenze di altre forze del centrodestra. Il Mpa di Lombardo l’autonomia non si limita più a dichiararla ma se la prende. Una parte consistente di parlamentari del Pdl, disertando le sedute della Camera, rischia di far bocciare il documento sul Dpef. Berlusconi tuona contro il progetto di Pdl del Sud. Ma il progetto resta vivo e vegeto. Questa sarebbe la coesione mai prima vista della maggioranza? A noi sembra la dimostrazione del fatto che perfino tra i suoi servi e servetti Berlusconi non è più Dio in terra e che, dunque, qualcosa, nella politica italiana, continua a muoversi, sia pure con lentezza.

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lug  09
31
alle 11:17
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di daland il 01/1/70

Berlusconi è in chiara difficoltà (ciò non significa che tracolli domani mattina) e tutti i pe...

Dibattiti

Il padrone del vincitore

Berlusconi non solo non ha raggiunto le stratosferiche vette che aveva promesso a se stesso e ai suoi sudditi-il 40-45 per cento dei suffragi per le europee, premessa per successivi rapidi balzi verso la maggioranza assoluta, cioè oltre il 50 per cento- ma deve confessare di essere un vincitore con un padrone. E’questo il chiaro significato della sua improvvisa conversione a u sul referendum annunciata -non certo per pura coincidenza- dopo una cena con Bossi e della notizia, filtrata contemporaneamente, secondo cui egli avrebbe promesso alla Lega la presidenza di due regioni, il Veneto e la Lombardia, oggi in mano a pezzi da novanta del Popolo della Libertà.
Tramite telegiornali più appecoronati che mai il Presidente del Consiglio può quindi concedersi il lusso di presentare all’opinione pubblica un pd pressocchè distrutto dai risultati elettorali (ha subito un”vero e proprio crollo” secondo il tg 2 mentre è stata travolto da “una catastrofica sconfitta”secondo il tg1) ma dovrebbe, nel suo stesso interesse, a occuparsi un po’di più dei guai di casa sua, che non saranno pochi, a giudicare dalle prime reazioni che vengono da ex esponenti di An
alla sua decisione di passare dalla parte degli avversari del referendum.

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giu  09
9
alle 03:56
da mariopinzauti

Elezioni

I vincitori e i vinti

Da domenica 7 giugno, alle ore 22 e un minuto, da quando cioè è arrivata la prima exit poll sui risultati elettorali, siamo, si può dire, con i polpastrelli sulla tastiera del pc , pronti a far partire il nostro commento sull’esito della consultazione per le europee e le amministrative. Ora, finalmente, ci decidiamo a passare ai fatti, cioè a cominciare a scrivere anche se l’elenco dei dati è ancora incompleto. Lo facciamo dopo esserci convinti che il quadro fondamentale, quello su cui, di più , vale la pena di riflettere, era già chiaro a urne appena chiuse e ci dava, fin da allora, precise indicazioni su cui vale la pena di riflettere. In questo quadro, oltre alle notevoli ma non risolutive soddisfazioni per l’Idv e la Lega e, con numeri più modesti, per l’Udc, dominano due sconfitte:quella del pd e quella del pdl. Il primo di questi due partiti,il pd, nonostante l’appassionato rush finale del segretario Franceschini, ha avuto le gambe tagliate dalle polemiche interne e dell’autodisfattismo di una parte consistente della sua classe dirigente, in cui si sono distinti uomini, come l’assessore regionale campano Velardi, allievo di D’Alema, che ha annunciato, con tanto di dichiarazioni ai giornali che non avrebbe votato per le le liste del suo partito.
Continua a leggere… »

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giu  09
9
alle 07:57
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di Giovanni il 01/1/70

Se ve la caverete ancora cosi' bene anche alle prossime elezioni farete la fine del dodo.