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senso del ridicolo

Un calendario per Bonaiuti

Paolo Bonaiuti, la jena ridens di Palazzo Chigi, in trista compagnia (tra gli altri di Fabrizio Cicchitto e Ignazio La Russa) definisce il deposito della sentenza Mills “un’ operazione a orologeria”, in quanto avvenuta a poco più di tre settimane dalle elezioni del 6-7 giugno. Ci dispiace per lui ma il giudizio dell’illustre sottopancia del Presidente del Consiglio anziché fornire elementi di accusa a prova di bomba contro i giudici milanesi- secondo Bonajuti colpevoli senza ombra di dubbio di essere i protagonisti di un ignobile atto di persecuzione politico- giudiziaria ai danni del Presidente del Consiglio- dimostra soltanto lo scadimento professionale e intellettuale di colui che una volta, prima di passare al servizio dell’uomo più potente d’Italia, era un giornalista con un discreto prestigio, cioè il Bonaiuti stesso. Il quale, con le sue parole,fa una figura veramente cacina. La legge vuole infatti che una sentenza deve essere depositata entro novanta giorni dopo essere stata emessa e il calendario,non il caso,vuole che tra il giorno in cui fu emessa la condanna contro l’avvocato Mills,il 17 febbraio,e il giorno in cui essa è stata depositata,il 18 maggio siano trascorsi esattamente 90 giorni. I giudici milanesi dunque si sono attenuti alla legge e a nessun altro criterio. Mentre Bonaiuti ,una volta di più, ha voluto solo invece difendere Berlusconi anche sul terreno più indifendibile. Il Presidente del Consiglio l’altro giorno ha confessato che le sue spese per tentare di uscire indenne dai guai giudiziari che egli ha dovuto affrontare dal ’94 a oggi assommano omai a 200 milioni di euro. Aggiunga quattro o cinque euro per permettere al suo portavoce di dotarsi di un calendario attendibile e forse risparmierà al suo collaboratore e anche a se stesso di perdere la faccia una volta in meno.

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mag  09
20
alle 06:58
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di Fabio Pari il 01/1/70

questa storia di Noemi, seppur grave, comincia a stufare... penso che Berlusconi si debba preoccu...

Sulla graticola

L’immunità del Cavaliere e il disinteresse del paese

Secondo i giudici milanesi, l’avvocato inglese Mills, condannato a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari, incassò 600 mila dollari dal gruppo Fininvest per testimoniare il falso nei processi per le tangenti alla Guardia di Finanza e All Iberian. “Mentì per consentire a Berlusconi l’impunità”, dice un passaggio delle 400 pagine delle motivazioni della sentenza pubblicate oggi. Il Paese ne discute? Macchè, se ne infischia. La classe politica ne parla ? Macchè, bisbiglia a mo’ di gossip. L’opposizione insorge, chiede le dimissioni ? Macchè, tace nel timore di sentirsi gettare addosso le solite accuse di antiberlusconismo, di odio, di invidia, di giustizialismo. Tutte accuse inventate dai ghost writer del Presidente, distribuite ai dipendenti e ripetute e amplificate all’infinito fino a penetrare nel cranio degli italiani e farci il nido. Dunque silenzio e non di quello assordante. Silenzio e me ne infischio, abbiamo altro da fare che star appresso a queste baggianate da comunisti e toghe rosse. Altre due parole chiave incistate nella memoria collettiva di un paese che, per il resto sembra lo Smemorato di Collegno. “Questo è un Paese, scrive Massimo Giannini su Repubblica.it, dove il premier ha risolto tanta parte dei suoi antichi guai giudiziari con leggi ad personam che gli hanno consentito proscioglimenti a colpi di prescrizione, e che si è protetto dall’ultima pendenza grazie allo scudo del Lodo Alfano, imposto a maggioranza poco meno di un anno fa, quasi come “atto fondativo” della nuova legislatura”.
Ma non basta. Non può bastare per capire l’accondiscendenza del paese. Per capire un consenso comunque altissimo. Bisogna aggiungere una deriva culturale da terzo mondo. I tg sono diventati, quasi tutti, una raccolta di “strano ma vero” e di dichiarazioni dei politici. Chi ha ancora voglia di ascoltarli? Poi c’è l’opposizione. Quella parlata, quella dei giochi sottotraccia, quella degli intrighi di corridoio, quella dei residuati bellici, quella degli imboscati e quella del povero Franceschini, ennesima vittima sacrificata sull’altare di una mancanza di idee, di coraggio, di progetto. Lui ne avrebbe, il Dario, ma è stato lasciato solo da tutta una classe dirigente che se avesse dignità, andrebbe a casa permettendo al Partito Democratico di nascere davvero.

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mag  09
19
alle 05:28
da luca ajroldi

Ultimo commento:

di crazyhorse70 il 01/1/70

Non me ne puo’ fregare di meno se la moglie del berlusca la pensi sul marito come la penso io ,...