Posts Taggati come ‘rai’

Giornalismi, Opinioni

Democrazia e padroni

Dice Edmondo Berselli su Repubblica.it di oggi

È una situazione disperata, quella di Berlusconi, che lo induce a gesti disperati, o almeno terribilmente disinibiti, nel senso che fanno a pezzi il tessuto generale delle istituzioni del nostro Paese. Il “padrone” non riesce più a comandare, il suo partito si sta sfaldando, e i vari cacicchi cercano un’area di autonomia personale e politica. Berlusconi teme una “sindrome francese” e una sostanziale non vittoria alle elezioni regionali…………………Ma la questione è: in una democrazia può il capo del governo rivolgersi come un padrone alle autorità di garanzia?

La risposta è semplicissima: NO. Ma a dire quel no, prima di tutto deve essere l’opinione pubblica,
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mar  10
17
alle 11:14
da luca ajroldi

Il Commento

Il direttorissimo nei guai

Nel Tg1 in subbuglio si troverebbe nei guai, guai seri, il Direttore Minzolini. Secondo una voce che è circolata ieri sera (martedi) in viale Mazzini e che ci è stata riferita per telefono da un amico dirigente della Rai il direttorissimo potrebbe essere sospeso o addirittura sostituito subito dopo le elezioni regionali. Secondo la stessa fonte al Tg1 qualcuno si spinge addittura a ipotizzare chi potrebbe essere il successore di Minzolini: Orfei, l’attuale direttore del Tg2.
Quale che sia la fondatezza o meno di questi gossip Rai è certo che nelle ultime settimane il Minzolini è stato protagonista di una serie di brutte, anzi pessime figure
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mar  10
17
alle 08:50
da mariopinzauti

Il Commento

Minzolini al contattacco

A sentirlo sembra vero. Se non si avessero i filtri della conoscenza dei fatti, si sarebbe tentati di dargli ragione. E invece il “direttorissimo”, come lo chiama Berlusconi che lo ha voluto a quel posto, mente sapendo di mentire. Nessuno chiede le sue dimissioni perchè parla con il presidente del consiglio, ma perchè gli ha assicurato i contenuti dei servizi, il taglio, come si dice in gergo, e lo ha rassicurato sui contenuti dell’editoriale che si appresta a scrivere. Ma, riflettendo, come dare torto a Minzolini, catapultato direttore del TG! per volontà di Berlusconi, se obbedisce alle indicazioni del suo sponsor ? Anche Bruno Vespa rivendicò orgogliosamente di ascoltare il proprio “editore di riferimento” ovvero la DC, quando era lui a dirigere il TG1.
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mar  10
14
alle 10:33
da luca ajroldi

Ultimo commento:

di consiglio il 01/1/70

hai ragione peccato che i giudici questa volta siano di Trani : comunisti pure loro? Ma quand'...

rai

L’agonia della RAI

Avrebbe potuto dire molto di più Paolo Garimberti, presidente della Rai quando ieri, a un anno dalla sua nomina, ha detto che il servizio pubblico radiotelevisivo sta vivendo “una lunga agonia”. Anche se le sue parole bastano a far rizzare i capelli di coloro che, come chi qui scrive, in memoria di lontane ma indimenticabili esperienze professionali e umane, ha lasciato una parte del sio cuore in viale Mazzini 14, 00195 Roma, dove la RAI aveva e ha la sua sede. Quest’agonia, che Garimberti ufficialmente conferma con la sua autorevole voce,è davanti a tutti coloro che vogliono usare gli occhi per vedere.
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feb  10
24
alle 07:30
da mariopinzauti

Notizie, libertà d'informazione, rai

Nel paese di Berlusconi

30 anni fa all’università di Roma terroristi delle Brigate Rosse uccisero Vittorio Bachelet, insigne giurista e vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Ieri alle 17 la rubrica “A sua immagine” di Rai 1 avrebbe dovuto ricordarne la figura con un programma in cui si ricostruivano il delitto e i suoi antefatti e si concludeva con un’intervista al figlio del giurista, Giovanni. Questo non è però avvenuto. Il programma, pur essendo pronto, prontissimo per l’uso (era stato registrato una settimana prima) non è stato messo in onda. Motivo: il figlio intervistato è deputato del pd, quindi, secondo la Direzione Generale della Rai, la sua presenza in un programma televisivo avrebbe violato il regolamento approvato qualche giorno fa dalla Commissione di Vigilanza sulle radio e teletrasmissioni, regolamento che, durante le campagne elettorali, vieta la partecipazione di uomini politici a spazi informativi televisivi o radiofonici salvo che non sia assicurata anche la presenza di rappresentanti di forze politiche contrapposte. Giovanni Bachelet, nella sua intervista, aveva parlato solo di suo padre, del clima in cui maturò e avvenne il delitto di cui quest’ultimo fu vittima. Non aveva detto una parola sulla campagna elettorale e nemmeno sui problemi politici attuali.Se si fosse ritenuto di dover far partecipare alla trasmissione qualcuno che potesse esprimere posizioni contrarie alle sue si sarebbe stati costretti a ricorrere a un esponente non del pdl o dell’udc ma …delle Brigate Rosse. Non potendo farlo si è preferito sospendere una trasmissione che per un servizio pubblico ,quale la Rai dichiara di essere, avrebbe dovuto essere doverosa. Avviene in quello che una volta spesso si meritava di essere definito il paese di Pulcinella e oggi si merita ogni giorno il titolo, peggiore del precedente, di paese di Berlusconi.

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feb  10
14
alle 10:17
da mariopinzauti

Berlusconi, Notizie

Chi merita gli applausi

Come se non bastasse il crescendo di elogi che Berlusconi si rivolge da solo, il tg1 e il tg2, sia sabato che domenica, in un susseguirsi a pioggia di notiziari -tanto ripetitivi perfino nella forma da far nascere il dubbio che almeno parte di essi fossero costruiti sulla base di “veline”confezionate dai portavoce del governo- hanno insistito sui meriti del governo, del Presidente del Consiglio in particolare, per gli arresti di mafiosi di spicco a Palermo e Milano. Non uno di questi notiziari ha messo adeguatamente in rilievo che questi successi nella lotta tra lo stato e la delinquenza organizzata non ci sarebbero stati senza il paziente lavoro e lo spirito di sacrificio sia di due Procure della Repubblica, quelle di Milano e di Palermo, l’una e l’altra-guarda caso!- considerate nemiche dal Presidente del Consiglio, sia di un gruppo di funzionari e agenti della polizia di stato malpagati dal governo e talvolta privati di essenziali mezzi di lavoro, quali le macchine di servizio forzatamente lasciate in garage per mancanza di carburante. Meno male che, pur avendo i tg della Rai come uniche fonti d’informazioni, una parte dei cittadini ha capito e l’ha anche dimostrato: ad esempio con gli applausi e lo sventolio di bandiere con cui, a Palermo, centinaia di persone hanno festeggiato i poliziotti che avevano appena arrestato Giovanni Nicchi. Non risulta che ci sia stato uno solo, tra questi cittadini, che abbia gridato, o solo sussurrato:”grazie,Silvio”.

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dic  09
7
alle 07:20
da mariopinzauti

Berlusconi, libertà d'informazione, rai

In attesa che il gallo canti

In attesa che il gallo canti,cioè che l’opposizione politica impari a far bene il suo mestiere – speriamo che cominci a farlo non troppo dopo la scelta del segretario del pd –sta nascendo e si fa sentire e vedere il partito degli italiani che non ce la fanno più a sopportare Berlusconi e il berlusconismo e trovano il coraggio di farlo sapere nonostante le minacce, i ricatti, le falsità che il Cavaliere, tramite l’armata dei suoi piccoli e grandi schiavi, sta diffondendo. Ieri è scoppiata la rivolta nella più importante e redditizia colonia mediatica del primo ministro, il Tg1, dove il più bieco dei proconsoli, il direttore Minzolini, ha subito l’umiliazione di una decisa sconfessione da parte dell’organismo che rappresenta la redazione, il cdr, cui va la nostra totale solidarietà e anche ammirazione, dato che sappiamo quanto siano rischiose, all’interno di questo e degli altri potentati mediatici del premier, le espressioni di dissenso. Sulla stessa linea si sono posti l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai e la Federazione Nazionale della Stampa, mentre anche il di solito prudentissimo presidente della Rai Garimberti criticava l’editoriale di ieri di Minzolini. In poche ore è risultato chiaro dunque che il tentativo berlusconiano d’incatenare e imbavagliare la totalità dei dipendenti Rai, a cominciare dai giornalisti, incontra ostacoli enormi, forse insormontabili nonostante l’indecente complicità di uomini come il direttore generale Masi, il sovrano di “Porta a Porta” Vespa, il direttore del Tg1 Minzolini. Questi fatti per noi –e crediamo per molti altri-non possono che essere motivo di una grande ,enorme soddisfazione. Tanto più perché seguono di pochi giorni o addirittura di poche ore altri importanti eventi. Parliamo di “Anno zero”, il programma di Santoro che il leader supremo d’Italia e del mondo tenta di spingere nella cella della morte e invece giovedi scorso ha avuto 7 milioni di telespettatori, il 29 per cento di share. E anche della manifestazione per la libertà di stampa svoltasi sabato a Roma con la partecipazione di 300 mila persone. E’un tutt’uno fatto di elementi che nel cupo clima di pessimismo diffuso dal susseguirsi dei successi dei più vergognosi atti di prepotenza berlusconiana sembrava fino a poche settimane fa inimmaginabile.E invece si è verificato.Non è ancora una conversione a u,fa però sperare che essa possa avvenire e sollecita a non mollare la presa: augurandoci che, per non restare troppo indietro, anche il gallo, presto, si decida a cantare.

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ott  09
4
alle 08:54
da mariopinzauti

rai

Attendendo Santoro

Michele Santoro è una prima donna, lo è sempre stato. Come tale non ci è piaciuto in passato e nemmeno ci piace oggi. Ci piace, però, e oggi più che in passato, il suo programma ”Anno zero” di cui vedremo stasera la nuova puntata. O meglio consideriamo questo programma una delle più valide forme di resistenza allo straripante autoritarismo di Berlusconi. Quest’ultimo ieri ha detto che “Anno zero” gli regala più voti. Sarà: ma intanto gli porta via molti di quei consensi che egli-uomo che alla tv deve la massima parte del suo potere-gli interessano quanto, se non più, di quelli espressi con il voto. Parliamo dei consensi che compongono lo share, cioè l’attenzione e l’interesse del pubblico per un programma televisivo. Lo share per l’ultimo “Porta a porta” di Berlusconi, quello del 15 settembre, ha ottenuto un misero 13 per cento di share, nonostante che Masi, il direttore generale della Rai ,avesse fatto carte false per spianargli la strada, tra l’altro spostando ad altri giorni i programmi che potevano richiamare l’attenzione del telespettatore. Santoro che, fino all’ultimo,si è trovato davanti a ostacoli e trabocchetti, giovedì della settimana scorsa, criticando bravate e sorprusi del Cavaliere, ha raggranellato il 23 per cento di share, dieci punti in più di quelli che, con tanta fatica e accanimento,il Cavaliere era riuscito a mettere insieme. Se il risultato venisse ripetuto,o addirittura migliorato,o anche solo avvicinato nella puntata di stasera, sarebbe difficile interpetrarlo come qualcosa di diverso da una dichiarazione di rifiuto popolare della pretesa egemonica berlusconiana. Il premier ,personaggio televisivo prima ancora che uomo in carne ossa, lo sa benissimo, avverte con chiarezza che di share si può trionfare ma anche morire. Per questo contro Santoro scatena sicari senza scrupoli e senza anima, quali Scajola e Romani e s’impegna al massimo per intimidire i pochi avversari che ha dentro la Rai avvertendoli che chi tocca il superuomo, cioè lui stesso, rischia tutto, compreso il posto di lavoro. E’la più tremenda, oltre che la più vigliacca, delle minacce.Ma noi vogliamo credere che Santoro non accetterà di piegarsi. E ci aspettiamo che nell’”Anno zero” di stasera la sua faccia da schiaffi confermi che almeno in televisione resiste una forte, suggestiva opposizione al despota che la sorte ci ha inflitto

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ott  09
1
alle 09:41
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di mario pinzauti il 01/1/70

Giorgia,non ci siamo capiti.Anch'io dico grazie,mille grazie a Santoro e spero di continuare a di...

libertà d'informazione

Li vuol prendere per fame

Non scommetteremmo un soldo bucato sulla probabile, prossima fine della Rai come conseguenza di una prossima probabile abolizione del canone di abbonamento reclamata dagli house organs della famiglia Berlusconi, cioè “Il Giornale” e “Libero”. E’significativo, fa riflettere che, in attesa che si apra, l’8 ottobre, il processo contro “Anno zero” e probabilmente alcune rubriche di Rai3, i grandi capi del centro destra, da Berlusconi in giù, sono, in materia di canone piuttosto prudenti. Questo, secondo noi, non certo perché Berlusconi e c. si preoccupino della sorte degli oltre 10 mila dipendenti della Rai e della difesa del pluralismo dell’informazione. Sembra chiaro infatti che essi tengano conto solo dei loro interessi, in particolare di quelli del loro capo .Con la fine della Rai l’impero mediatico del Cavaliere si ridurrebbe di spazi e certamente anche di sudditi, dato che è probabile, anzi sicuro che una parte dell’attuale audience del servizio pubblico eviterebbe di passare in blocco a Mediaset e preferirebbe sintonizzarsi su altri canali privati, anzitutto quelli odiatissimi, e pericolosissimi, di Sky. Inoltre, in assenza di un servizio televisivo finanziato dal canone non ci sarebbe più ragioni per evitare d’imporre a Mediaset un tetto pubblicitario e quindi si ridurrebbero gli introiti della tv berlusconiana. In definitiva il maggiore interessato a mantenere in vita la Rai -con il canone o altre risorse –è il Cavaliere. Per cui-come ha già osservato Serena Dandini- le minacce dei suoi sicari e l’inaudito oltre che inedito intervento censorio del governo sono da considerare essenzialmente come un atteggiamento intimidatorio nei confronti dei giornalisti, programmisti e autori Rai che non hanno ancora alzato bandiera bianca. Ad essi, con chiarezza si fa capire, che non rischiano soltanto posizioni influenti o servizi prestigiosi ma lo stesso posto di lavoro. L’episodio verificatosi ieri a “Uno mattina” dove non solo i conduttori Pierantoni e Petruni hanno invitato Berlusconi ma lo hanno esortato a presentarsi più spesso perchè,hanno detto,”questa è casa sua,signor Presidente” mette in luce quanto purtroppo copiosi e letali siano, nel servizio pubblico radiotelevisivo, i frutti di questa vergognosa strategia del ricatto.

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set  09
30
alle 08:14
da mariopinzauti

libertà d'informazione

Farabutti versus Servi

Per “l’Anno zero”di stasera, se ci sarà -come sappiamo Berlusconi ha scatenato tutte le sue divisioni corazzate per impedirne la messa in onda – vorremmo suggerire a Michele Santoro un cambio, o meglio un completamento, del titolo già annunciato.”Farabutti”, che richiama la sprezzante definizione dei media italiani uscita qualche giorno fa dalla delicata boccuccia del Presidente del Consiglio, va più che bene. Ma se si vuole, come Santoro anticipa, dare un quadro della disastrata situazione dell’informazione nel nostro paese sarebbe bene, già nel titolo della puntata, contrapporre ai “farabutti”, cioè ai critici dell’impero berlusconiano, i servi, cioè coloro che rappresentano l’esatto contrario dei pochi ma tosti difensori del giornalismo ancora libero. Per cui, caro Michele, sempre che prima della messa in onda non t’arrivino in studio i carabinieri, meglio “Farabutti versus servi”. E subito dopo mettendo in primo piano e in testa alla lista dei servi, a costo d’incorrere nel reato di lesa maestà, lo stesso Direttore Generale della Rai, il quale -come opportunamente ha segnalato Luca Ajroldi nel precedente post- per giustificare un eventuale blocco di “Anno zero” è arrivato a dire, ieri, che non esiste al mondo un servizio pubblico televisivo in cui abbia diritto di cittadinanza ed esistenza un programma come quello di Michele Santoro.! Sarà possibile arrivare a contestare questa plateale bugia nel corso di “Anno zero” di oggi, sempre che -come auspichiamo ma diamo per tutt’altro che certo – la rubrica di Santoro riesca a vedere la luce stasera ? In ogni caso quanto accadrà e anche quanto è già accaduto nelle ultime settimane dice a tutti noi che per la libertà d’informazione ci stiamo battendo, ognuno nel suo campo e a suo modo, che l’attacco senza esitazioni e senza sconti ai servi ,dai più paludati e arroganti, come Masi , Bruno Vespa, anche il killer Feltri, fino ai più squallidi e repellenti portatori d’acqua, come i cronisti del Tg1 che riescono a occuparsi cento volte di Tarantini senza mai nominare Berlusconi, deve apparire, con la massima chiarezza , decisione e immediatezza, nell’agenda delle iniziative per ridare dignità e libertà all’informazione nel nostro paese: cominciando dalla manifestazione che la Federazione della Stampa ha organizzato per il 3 ottobre e che dovrà anzitutto essere, se vorrà evitare di essere un’inutile declamazione di irrealizzabili intenzioni,la sede per dire la verità,tutta la verità…

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set  09
24
alle 08:33
da mariopinzauti