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Referendum:manca il quorum
L’esultanza della lega e dell’Udc per il fallimento del Referendum ( vincono i si all’80 per cento ma non c’è il quorum) oltre che esecrabile mi sembra molto di facciata. Esultare non per una vittoria delle idee ma per una sconfitta della democrazia mi sembra un ennesimo segno di barbarie. Che la Lega temesse questo referendum e che fosse sceso in campo addirittura Bossi per porre il veto a Berlusconi è il segno tangibile. Pierferdinando Casini invece lo legge come la morte del bipartitismo. Certamente, se questa è la scommessa su cui ha giocato la propria sopravvivenza politica deve per forza vederla così. Io la vedo invece come Gianfranco Fini: stanchezza per lo strumento ed eccessiva tecnicità del quesito. Credo che occorra interrogarsi sull’uso dello strumento, sulla sua validità e, ultimo ma non l’ultimo, sulla volontà di questa politica di rispondere appieno alle decisioni dell’elettorato. Troppi referendum sono stati disattesi, o meglio, furbescamente aggirati. Quello sul finanziamento ai partiti, quello sulla rai ed altri ancora. Infine, va detto a chiare lettere, che se lapparato dell’informazione ( televisioni in testa) non s’impegna a spiegare, martellando, il significato, l’uso, i possibili risultati, saremo costretti a guardare con tristezza uno strumento di democrazia popolare abbandonato in terra come un coccio rotto
Il padrone del vincitore
Berlusconi non solo non ha raggiunto le stratosferiche vette che aveva promesso a se stesso e ai suoi sudditi-il 40-45 per cento dei suffragi per le europee, premessa per successivi rapidi balzi verso la maggioranza assoluta, cioè oltre il 50 per cento- ma deve confessare di essere un vincitore con un padrone. E’questo il chiaro significato della sua improvvisa conversione a u sul referendum annunciata -non certo per pura coincidenza- dopo una cena con Bossi e della notizia, filtrata contemporaneamente, secondo cui egli avrebbe promesso alla Lega la presidenza di due regioni, il Veneto e la Lombardia, oggi in mano a pezzi da novanta del Popolo della Libertà.
Tramite telegiornali più appecoronati che mai il Presidente del Consiglio può quindi concedersi il lusso di presentare all’opinione pubblica un pd pressocchè distrutto dai risultati elettorali (ha subito un”vero e proprio crollo” secondo il tg 2 mentre è stata travolto da “una catastrofica sconfitta”secondo il tg1) ma dovrebbe, nel suo stesso interesse, a occuparsi un po’di più dei guai di casa sua, che non saranno pochi, a giudicare dalle prime reazioni che vengono da ex esponenti di An
alla sua decisione di passare dalla parte degli avversari del referendum.
da mariopinzauti
Referendum
Quesito per legali raffinati. Dopo il clamoroso voltafaccia di Berlusconi ( dal voto si al voto no) dovuto alla straripante vittoria della lega che vede il Referendum come il fumo negli occhi, che faranno i suoi elettori? Dovranno recarsi al seggio per partecipare al ballottaggio ma diranno di non volere la scheda del referendum? E’ possibile essere presenti in un seggio per votare e rifiutarsi di votare per far mancare il quorum? Cosa dice la legge ? Cosa prevedono i regolamenti? A rigor di logica se voglio far fallire il referendum, facendo mancare il quorum, non vado a votare. Ma se non voto al ballottaggio si fa vincere l’avversario. Secondo voi è un bel dilemma o no ?
da luca ajroldi
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di Maria Ferdinanda il 01/1/70
Il referendum e il caos delle coscienze
Secondo un sondaggio della Commissione Europea parteciperà al voto del 6 e 7 giugno per l’elezione dei deputati dell’Unione solo una minoranza, il 30 per cento o poco più dei cittadini dei 27 paesi dell’Europa comunitaria, Italia compresa. Non sono stati fatti sondaggi, quindi non sono possibili pronostici altrettanto precisi sul numero dei partecipanti alla consultazione che, in Italia, seguirà di due settimane quella per il Parlamento europeo, il voto per il referendum sulla legge elettorale. I pochi elementi di giudizio di cui si dispone promettono però solo disastri, percentuali di votanti altrettanto raso terra, se non di più, di quelle temute per le elezioni europee. La materia del contendere non è certo tra le più invoglianti dato che si tratta di pronunciarsi su norme elettorali che, dal momento in cui il referendum fu pensato e proposto, sono state profondamente modificate con la legge attualmente in vigore, quella che uno dei suoi principali autori, l’on,Calderoli, ha consegnato alla storia con il colorito appellativo di porcellum. E mentre molti, nell’opinione pubblica,si chiedono se il referendum abbia oggi ancora un senso, o no, continue conversioni a u negli atteggiamenti dei vari partiti e dei maggiori leader generano una sempre maggiore confusione tra i cittadini,con la conseguenza di ridurre la già scarsa volontà di voto. Vedremo presto, tra un mese, che cosa produrrà questo caos delle coscienze e se esso oltre a decidere sulla sorte del referendum-su cui oggi come oggi non scommetteremmo un soldo bucato-avrà effetti collaterali apprezzabili sulla politica nazionale, come chiaramente spera Silvio Berlusconi.
da mariopinzauti
La democrazia superflua
Dunque entro il 2020 anche l’Italia avrà le centrali nucleari.E sarà un bene perché aumenterà notevolmente la quantità di energia di produzione nazionale e presumibilmente permetterà anche una riduzione delle tariffe. Una volta tanto sarebbe dunque non solo giusto ma doveroso applaudire agli accordi raggiunti, sulla materia, durante il vertice romano tra Berlusconi e Sarkozy se non ci fosse un ma. Un ma insignificante, trascurabile per i francesi, grosso come una casa per l’Italia. Perchè per l’Italia, come ha ricordato Luca Ajroldi nel precedente post, il ma è costituito dal fatto che nel 1987 il sessanta per cento degli italiani si pronunciarono, con un referendum, contro l’installazione nel nostro paese di centrali nucleari. Ora è vero che dal 1987 sono trascorsi ben ventidue anni ma è anche vero che questo lasso di tempo, sia pur ragguardevole, non è sufficiente, di per se stesso, per annullare un atto di sovranità popolare. O meglio lo si potrebbe in teoria anche fare ma senza trascurare passaggi senza i quali il patto di Roma tra Berlusconi e Sarkozy diventa una pubblica proclamazione nazionale e internazionale del valore assolutamente superfluo della democrazia. Per annullare un atto firmato dal sessanta per cento degli italiani non possono bastare infatti le strette di mano, i baci e gli abbracci tra il presidente francese e il nostro premier. Sarebbe opportuna una legge, eventualmente da fare approvare-visto che questo è l’andazzo-con un decreto.O , come minimo minimo, un’informazione del Presidente del Consiglio prima portata all’attenzione del Capo dello Stato, poi esposta al Parlamento e seguita da un voto, il quale, oltretutto, vista la maggioranza di cui gode il governo,non presenterebbe rischi. Ma tutto questo è sembrato una perdita di tempo che Berlusconi non poteva e non voleva permettersi. E infatti non se l’è permessa. Alla faccia della democrazia. E anche alla faccia nostra e vostra.
da mariopinzauti
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di GliEletti il 01/1/70
Dalle intercettazioni allo Schifani bis
Ci credete se vi dico che mi manca la voglia di commentare ? Con tutta la melma che esce fuori dai tombini delle intercettazioni passa la fantasia di fare una battuta o un ragionamento. Resti li a leggere di affari personali intrecciati con ruoli istituzionali, di femmine da scollarsi di dosso, di cammerieri ossequiosi e ipocriti che inumidiscono di saliva la cornetta del telefono, e non sai se sudi per il caldo o la vergogna. Perchè a parlare oltre al capo del governo, poi capo dell’opposizione ci sono politici in offerta speciale, dirigenti rai, responsabili di authority, Insomma di tutto di più. Come la RAI, a farla breve. E dalla testa è già passato lo squallore di vallettopoli, di quei divani, di quelle ragazze che la davano via per una comparsata.
Poi si torna all’oggi. E da Bruxelles arriva una frase che è peggio di un ceffone.
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da luca ajroldi





