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Dove volano gli asini
Secondo Maroni (dichiarazione di pochi giorni fa) per la ricostruzione delle zone terremotate dell’Abruzzo serviranno 12 miliardi di euro. Secondo Matteoli (ministro dello stesso governo di cui fa parte Maroni) ne serviranno molti meno (dichiarazione di ieri sera). Secondo Tremonti e Berlusconi (dichiarazioni di qualche settimana fa) per disoccupati, precari e altre vittime della crisi il governo non può fare più di quanto ha fatto perché non ci sono disponibilità nelle casse dello stato. Secondo Tremonti e Berlusconi (dichiarazioni più volte ripetute in questi giorni) per la ricostruzione dell’Abruzzo non saranno necessari nuovi prelievi fiscali né tagli a spese già programmate (tipo il ponte sullo stretto di Messina) perché i soldi nelle casse dello stato ci sono.
Poichè -sia vera la valutazione di Maroni o quello di Matteoli- si tratta comunque di miliardi, miliardi di euro (ogni miliardo di euro è pari a poco meno di 2 mila miliardi di vecchie lire,non di bruscolini) è da chiedersi come la somma necessaria per la ricostruzione dell’Abruzzo sia stata miracolosamente trovata dopo che, appena poche settimane fa, veniva data per inesistente. E’una domanda cui nessuno risponde e alla quale nessuno sembra avere intenzione di rispondere: nella convinzione -purtroppo confermata dai sondaggi,gli ultimi compresi- che il popolo italiano sia ormai in gran parte costituito da uomini e donne che passano le giornate con il naso in aria,in attesa di vedere -e naturalmente applaudire- gli asini che volano.
da mariopinzauti
Il contributo della rabbia
E’una sorta di catena di Sant’Antonio, tramite l’e-mail arriva in migliaia di case, anche nelle redazioni giornalistiche tra cui quella di “Anno zero”, l’unica, che noi sappiamo, che finora l’abbia ripresa e segnalata al suo pubblico (nella trasmissione di ieri sera, giovedi). Noi l’abbiamo ricevuta da un amico, Piero Carosi, che è anche uno dei più affezionati clienti del nostro blog. E dopo averla letta abbiamo avvertito il dovere di farne conoscere il contenuto al nostro pubblico. E’una sorta di proclama che un giornalista di Marsala, Giacomo Di Girolamo rivolge agli italiani per far loro sapere che lui, per i terremotati di Abruzzo, non darà un euro perché è convinto che, se lo facesse, contribuirebbe a far sì che, com’ è avvenuto in passato dopo i terremoti del Belice, dell’Irpinia, dell’Umbria, tante altre sciagure, alle vittime delle catastrofi si offrisse una commozione e una solidarietà fine a se stesse, non seguite da misure adeguate per la ricostruzione delle zone colpite e per intervenire con misure preventive per limitare i danni di possibili futuri disastri. Contro tutto questo, reso tragicamente grottesco dalle passerelle mediatiche dei potenti,è utile, secondo Di Girolamo, solo un’esplosione di rabbia popolare, altrimenti –avverte-i cittadini resteranno indifesi contro le catastrofi, quelle minori comprese: come accade nella sua città, Marsala, dove un albergo trasformato in una scuola dove sono ospitati 600 alunni da anni opera senza difese perfino contro la furia… dello scirocco cui si deve la recente scoperchiatura di un soffitto non seguita da adeguati interventi di riparazione.
Che dire? Noi non ci sottrarremo alla partecipazione alla gara di solidarietà nazionale. Lo faremo tuttavia riconoscendo che Di Girolamo ha ragione e che una possente, corale esplosione di rabbia appare come l’unico rimedio risolutivo :tanto più in queste ore mentre il governo butta via i 400 milioni di euro che potrebbero essere risparmiati a beneficio dei terremotati unendo a giugno,nello stesso giorno, elezioni amministrative , europee e referendum per non mettere in crisi il rapporto tra Berlusconi e Bossi!
da mariopinzauti






