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Gli inquietanti misteri di Rosarno
La cittadina calabrese di Rosarno, secondo le ultime stime, ha 15 mila abitanti. Bene, circa un terzo di essi, cinquemila persone, nel pomeriggio di ieri, sono scesi in strada per proclamare di non essere razzisti. E’una notizia che da una parte accogliamo con grande soddisfazione ma che dall’altra ci mette davanti agli occhi due inquietanti domande. Prima domanda: se tra i rosarnesi erano tanti coloro che, anche dopo i primi incidenti, erano propensi ad adoperarsi per ristabilire un rapporto di pacifica e collaborativa coesistenza tra gli abitanti della cittadina e gli extracomunitari esasperati dallo sfruttamento bestiale e dalle continue provocazioni, chi erano e chi rappresentavano le parecchie diecine, se non centinaia di facinorosi che nei giorni scorsi hanno attuato una spietata caccia all’uomo ai danni dei neri, ferendo con spranghe e scariche di fucili a pallini un buon numero di costoro? E che bisogno aveva il Ministro degli Interni di ordinare e attuare nel giro di poche ore una deportazione in massa di 1300 extracomunitari, quelli coinvolti negli incidenti, e quelli che avevano evitato di parteciparvi, senza dar loro il tempo per riscuotere i pochi soldi guadagnati col lavoro di giorni o settimane e nemmeno per radunare e portarsi via i pochi oggetti che possedevano, mentre, come la manifestazione di ieri sembrerebbe dimostrare, c’erano le condizioni per riportare pace e collaborazione a Rosarno limitandosi a individuare e punire i responsabili –bianchi e neri-degli incidenti?
da mariopinzauti
Ultimo commento:
di luca ajroldi il 01/1/70
A Rosarno l’ordine è tornato, la giustizia no
Con una fulminea rapidità, nella maggior parte dei casi possibile solo nei regimi totalitari, a Rosarno l’ordine è tornato. La giustizia no. Anzi ha fatto un passo indietro lasciando un’impronta d’infamia: che coinvolge non solo Rosarno e la Calabria ma l’intero nostro paese.Tutti gli immigrati, i clandestini e i regolari, i coinvolti nei disordini e quelli che hanno rifiutato di parteciparvi, sono stati costretti a lasciare la zona o meglio, come ha detto il parroco della cittadina parlando ai fedeli durante la messa domenicale, ”sono stati cacciati”. E una parte di loro, come ha denunciato Laura Boldrini, responsabile dell’organizzazione dell’Onu che si occupa d’immigrati, senza aver ricevuto neppure le poche centinaia o diecine di euro loro dovuti per le ultime settimane di lavoro di raccolta di arance e mandarini. Ruspe e altri mezzi stanno letteralmente distruggendo i miserabili rifugi, a cominciare dall’ex oleificio, dove alcune migliaia di disperati hanno vissuto senza acqua, luce elettrica, gabinetti, conducendo-come notò già l’anno scorso la BBC in un servizio dedicato a questi disperati – “un’esistenza da animali”. Nel giro di pochi giorni a Rosarno si cancellerà ogni traccia delle diverse migliaia di immigrati che per alcuni anni hanno hanno accettato di svolgere un lavoro che gli italiani rifiutavano, quello della raccolta dei rinomatissimi agrumi della zona, per paghe che gli italiani non accettavano (venti-venticinque euro lordi al giorno, di cui incassavano solo 15-16 euro perché il resto andava a “caporali”e autisti), contribuendo al benessere degli italiani che nel rosarnese e dintorni vivono dei proventi dell’agricoltura. Nessuno, nelle stanze dei grandi poteri romani, in questi anni si à accorto di loro. Sono stati scoperti solo quando, qualche giorno fa, la loro rabbia è esplosa, degenerando in atti di violenza, dopo che gruppi razzisti, forse istigati dalla “ndrangheta”, avevano aggrediti alcuni di loro. Solo allora ci si è resi conto che esisteva un enorme problema e che occorreva e subito una soluzione. Poiché, come ha ricordato ieri il Papa, gli immigrati “hanno gli stessi diritti di tutti”, questa soluzione avrebbe potuto finalmente essere realizzata ridando condizione umana agli immigrati- animali di Rosarno. Si è preferito invece umiliarli ulteriormente, ridurli alla condizione di animali randagi. Non senza però gradevoli effetti collaterali politici: come hanno confermato gli elogi alla Lega e al suo superministro Maroni raccolti dagli inviati dei giornali tra i facinorosi che a Rosarno in questi giorni si sono distinti nella caccia al negro.
da mariopinzauti






