Posts Taggati come ‘sindaco’

Dibattiti, partito democratico

L’estinzione degli eroi

Ci penseremmo non una ma un milione di volte prima di dichiararci certi che con Prodi candidato il centrosinistra avrebbe riconquistato la poltrona di sindaco di Bologna. Lo stesso Professore, come i bolognesi chiamano l’ex capo del governo, prima di pronunciarsi per il no ha realisticamente fatto notare che i molti, calorosi attestati di stima e d’incoraggiamento ricevuti in questi giorni non rappresentano un plebiscito della cittadinanza a suo favore dato che i critici e gli agnostici -gente che non telefona e non scrive- non sono calcolabili, per cui in teoria potrebbero essere altrettanto se non più numerosi dei sostenitori. Tra l’altro il fatto che Delbono, il sindaco dimissionario, fosse notoriamente un suo protetto non poteva che alimentare i dubbi di Prodi e di molti altri, noi compresi, sulla certezza della vittoria dell’ex Presidente del Consiglio. Detto con franchezza tutto questo aggiungiamo che il no di Prodi è per noi-e forse non solo per noi-motivo di profondo dispiacere. Uscire dal ritiro dorato in cui ora vive per affrontare un’impresa che era di esito incerto e che comunque avrebbe avuto il prezzo di un’enorme tensione sarebbe stato per Prodi un gesto di grande coraggio considerate le dure prove inflittegli non solo da Berlusconi ma anche dai suoi alleati e perfino da uomini di vertice del pd in più d’un’occasione, tra l’altro col siluramento dei suoi governi nel 1998 e nel 2007. Sarebbe stato addirittura un atto di eroismo. E come tale avrebbe riportato lo stimolante vento della speranza tra le desolate armate dell’elettorato di centrosinistra. Purtroppo questo atto Prodi non si è sentito di compierlo. Forse dopo aver raggiunto la convinzione che nel pd, nel centro-sinistra in generale, l’eroismo si è ormai estinto: eccettuato forse-o almeno ce lo auguriamo-tra una parte almeno degli elettori.

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feb  10
2
alle 06:15
da mariopinzauti

Elezioni, partito democratico

La Stalingrado d’Italia

In quest’Italia dove Berlusconi poteva vantare fino a pochi giorni fa, cioè prima dell’esplosione del caso Veromica, un settantacinque per cento di consensi popolari, si autosbatte da sola in prima pagina una nuova Stalingrado nostrana:che non è né Bologna né Firenze, un tempo rosse come il fuoco, oggi rassegnate a un rosa sempre più pallido, ma un ex patria di baciapile, sia pur, talvolta, illustri, come Alcide De Gasperi. Parliamo di Trento dove alle comunali il centrosinistra non ha vinto ma trionfato eleggendo un sindaco con oltre il sessanta per cento dei voti dopo aver incoronato, non molti mesi fa, un presidente della provincia autonoma. Applaudiamo, saltiamo e balliamo di gioia:tanto più perché gli avversari sono stati letteralmente ridotti in brache di tela. Tuttavia senza considerare il caso di Trento come il segnale di un’inversione di marcia nazionale. Ci vuol altro. Ci vuole il buongoverno che il centrosinistra ha saputo assicurare a Trento. Ci vuole l’attenzione per i problemi della gente, il contatto ventiquattro ore su ventiquattro con il territorio e i suoi abitanti. Ci vuole,come conseguenza di tutto questo,un solido rapporto di fiducia tra amministrati e amministratori. A Trento si è riusciti a stabilirlo, in tante altre parti d’Italia no. Per questo Trento resta un’eccezione:bella, meravigliosa ma sempre eccezione. Fino a quando-speriamo presto-l’esempio farà scuola in altre parti del nostro paese.

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mag  09
6
alle 08:56
da mariopinzauti

Notizie

I cento giorni di Alemanno

I cento fatidici giorni non sono ancora passati e c’è già qualcuno che inizia a domandarsi se Roma abbia un sindaco. Già perchè dal Campidoglio in questi 63 giorni sono arrivati solo due tonfi: intitolare una strada a Giorgio Almirante (proposta sommersa da un coro di no) e la scoperta di un “buco” clamoroso nei conti tanto da far temere la bancarotta ( nel giro di 24 ore il bluff è stato visto, rilanciato e poi, ovviamente, scomparso). Poi silenzio. Solo voci di tagli, ridimensionamenti, proclami sulla cristianità di Roma, e poi il desiderio di far ritornare Roma caput mundi e altre amenità del genere affidate ai comprimari. Del genere: vai avanti tu, che a me viene da ridere.
Intanto la sosta continua ad essere selvaggia, le corsie preferenziali intasate, i vigili urbani endemicamente assenti ( anche più di prima, se possibile), i prezzi nei mercati rionali continuano a correre e i tassisti ( si, proprio loro, il braccio armato del neo sindaco) lamentano l’arrivo dalla provincia dei noleggi da rimessa che gli fanno concorrenza e bofonchiano contro il Comune.
Finita la luna di miele?

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lug  08
1
alle 07:28
da luca ajroldi