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Qualche parola di troppo
Un produttore di parole tanto prolifico come lui mai si era visto e sentito. Nessuna meraviglia dunque se nel suo fiume, anzi tsunami verbale spesso e volentieri entra una parola o addirittura una frase di troppo, di quelle di cui se potesse -ma non può- egli cancellerebbe volentieri il ricordo non solo nella sua mente ma sopratutto nella mente di coloro i quali le hanno ascoltate e, in qualche caso, messe addirittura da parte, in attesa del momento buono per utilizzarle. E’successo perfino nella terra che, sempre a parole (dato che i fatti, pubblici e privati, lo obbligano a tante presenze altrove), egli ha scelto come sua sede preferita, l’Abruzzo, la sciagurata regione che, dopo il terremoto, ha beneficiato di sue promesse mai profuse a favore di altre parti d’Italia, promesse belle, straordinarie ma in parte condannate in partenza a essere fatte solo di parole, di quell’eccesso di parole che, troppo spesso il nostro non riesce a limitare, a tenere almeno entro i limiti della credibilità. Lo sta dimostrande il caso del signor Antonio Bernardini, terremotato dell’Aquila, impossibilitato a tornare nella sua casa gravemente lesionata dal sisma.Quando,in un pubblico discorso, pochi giorni dopo la catastrofe, Berlusconi asserì di essere disponibile a ospitare in una delle sue case qualcuna delle famiglie rimaste senza tetto Bernardini , come diretto interessato, prese nota del solenne impegno del premier e al momento buono, quando in questi giorni ha presentato domanda per un alloggio in affitto, ha scritto che , se possibile, vorrebbe andare ad abitare a Palazzo Grazioli, a Roma, oppure a Villa Certosa ,in Sardegna.” Ma questa è una provocazione”,ha commentato l’impiegato cui il Bernardini ha consegnata la domanda.”Ma come si permette di pensarlo?”, ha replicato indignato il terremotato””. Io chiedo-ha aggiunto-solo quello che ha promesso Berlusconi, il presidente del consiglio,dunque una persona seria.”Seria sicuramente nelle parole. Nei fatti lo si vedrà in base all’esito della domanda di Bernardini.
da mariopinzauti
Il contributo della rabbia
E’una sorta di catena di Sant’Antonio, tramite l’e-mail arriva in migliaia di case, anche nelle redazioni giornalistiche tra cui quella di “Anno zero”, l’unica, che noi sappiamo, che finora l’abbia ripresa e segnalata al suo pubblico (nella trasmissione di ieri sera, giovedi). Noi l’abbiamo ricevuta da un amico, Piero Carosi, che è anche uno dei più affezionati clienti del nostro blog. E dopo averla letta abbiamo avvertito il dovere di farne conoscere il contenuto al nostro pubblico. E’una sorta di proclama che un giornalista di Marsala, Giacomo Di Girolamo rivolge agli italiani per far loro sapere che lui, per i terremotati di Abruzzo, non darà un euro perché è convinto che, se lo facesse, contribuirebbe a far sì che, com’ è avvenuto in passato dopo i terremoti del Belice, dell’Irpinia, dell’Umbria, tante altre sciagure, alle vittime delle catastrofi si offrisse una commozione e una solidarietà fine a se stesse, non seguite da misure adeguate per la ricostruzione delle zone colpite e per intervenire con misure preventive per limitare i danni di possibili futuri disastri. Contro tutto questo, reso tragicamente grottesco dalle passerelle mediatiche dei potenti,è utile, secondo Di Girolamo, solo un’esplosione di rabbia popolare, altrimenti –avverte-i cittadini resteranno indifesi contro le catastrofi, quelle minori comprese: come accade nella sua città, Marsala, dove un albergo trasformato in una scuola dove sono ospitati 600 alunni da anni opera senza difese perfino contro la furia… dello scirocco cui si deve la recente scoperchiatura di un soffitto non seguita da adeguati interventi di riparazione.
Che dire? Noi non ci sottrarremo alla partecipazione alla gara di solidarietà nazionale. Lo faremo tuttavia riconoscendo che Di Girolamo ha ragione e che una possente, corale esplosione di rabbia appare come l’unico rimedio risolutivo :tanto più in queste ore mentre il governo butta via i 400 milioni di euro che potrebbero essere risparmiati a beneficio dei terremotati unendo a giugno,nello stesso giorno, elezioni amministrative , europee e referendum per non mettere in crisi il rapporto tra Berlusconi e Bossi!
da mariopinzauti






