Posts Taggati come ‘tv’

Il Commento

Vietati in tv liberi sul web

Mentre durante la campagna elettorale la Rai, per volontà della maggioranza sia del cda che della Commissione di Vigilanza, chiude i suoi studi ai talk show d’informazione politica, e anche dopo che essi sono stati riammessi nelle tv private, stanno fiorendo a vista d’occhio i talk show del web, una novità della comunicazione da vedere e da ascoltare che da subito, da quando è nata, è oggetto di crescente curiosità e interesse e sembra destinata a un importante futuro. Grazie ad essa hanno già un pubblico, non di massa, eppure di un certo spessore, le trasmissioni fuori studio Rai che Santoro e Floris stanno organizzando
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mar  10
18
alle 09:21
da mariopinzauti

Dibattiti, Elezioni

Le tv di Berlusconi

C’è molto di più della par condicio nella scelta di chiudere tutte le trasmissioni di approfondimento, nel mettere in gabbia una rai bolsa e ansimante. C’è il bisogno assoluto che nessuno squarci il dipinto fasullo che ogni giorno tg e trasmissioni d’intrattenimento ammanniscono agli italiani. Le televisioni, tutte, danno un ritratto falso del paese, sminuzzano i fatti, li riaggregano in ordine diverso danno un quadro che è quello voluto dal governo, da chi comanda, obbligando i giornalisti a stare dentro un recinto. Ben delimitato. E senza rompere le scatole.
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mar  10
3
alle 09:38
da luca ajroldi

Ultimo commento:

di Savino Dicorato il 01/1/70

Ognuno fa quel che può. E quello che più gli è congeniale. Con questa premessa parte la mia pe...

Notizie, libertà d'informazione, rai

Nel paese di Berlusconi

30 anni fa all’università di Roma terroristi delle Brigate Rosse uccisero Vittorio Bachelet, insigne giurista e vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Ieri alle 17 la rubrica “A sua immagine” di Rai 1 avrebbe dovuto ricordarne la figura con un programma in cui si ricostruivano il delitto e i suoi antefatti e si concludeva con un’intervista al figlio del giurista, Giovanni. Questo non è però avvenuto. Il programma, pur essendo pronto, prontissimo per l’uso (era stato registrato una settimana prima) non è stato messo in onda. Motivo: il figlio intervistato è deputato del pd, quindi, secondo la Direzione Generale della Rai, la sua presenza in un programma televisivo avrebbe violato il regolamento approvato qualche giorno fa dalla Commissione di Vigilanza sulle radio e teletrasmissioni, regolamento che, durante le campagne elettorali, vieta la partecipazione di uomini politici a spazi informativi televisivi o radiofonici salvo che non sia assicurata anche la presenza di rappresentanti di forze politiche contrapposte. Giovanni Bachelet, nella sua intervista, aveva parlato solo di suo padre, del clima in cui maturò e avvenne il delitto di cui quest’ultimo fu vittima. Non aveva detto una parola sulla campagna elettorale e nemmeno sui problemi politici attuali.Se si fosse ritenuto di dover far partecipare alla trasmissione qualcuno che potesse esprimere posizioni contrarie alle sue si sarebbe stati costretti a ricorrere a un esponente non del pdl o dell’udc ma …delle Brigate Rosse. Non potendo farlo si è preferito sospendere una trasmissione che per un servizio pubblico ,quale la Rai dichiara di essere, avrebbe dovuto essere doverosa. Avviene in quello che una volta spesso si meritava di essere definito il paese di Pulcinella e oggi si merita ogni giorno il titolo, peggiore del precedente, di paese di Berlusconi.

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feb  10
14
alle 10:17
da mariopinzauti

Berlusconi

Il re dei farabutti

Nel lungo elenco di farabutti che Silvio Berlusconi ha declamato di fronte allo scarso pubblico del “Porta a porta” di martedi sera (poco più del 13 per cento di share,nove punti in meno di un mediocre programma di fiction mandato in onda alla stessa ora dal suo Canale 5) mancava, si può dire, il più e il meglio. Cioè il nome dell’uomo che si è autoproclamato il più importante primo ministro d’Italia degli ultimi 150 anni. .Cioè Berlusconi stesso. Il quale, avendo frequentato bene o male le scuole patrie ed essendo, bene o male, arrivato anche a strappare una laurea, dovrebbe avere una conoscenza almeno approssimativa della lingua italiana e dunque sapere tra l’altro che farabutto è sinonimo di imbroglione: un appellativo che in Italia si addice a lui come a nessun altro: come egli stesso si è incaricato di confermare proprio durante la cerimonia di Onna, per la consegna di un gruppo di case ai terremotati e poi anche nel “Porta a porta” dedicato all’evento. Sia nella prima che nella seconda sede infatti il premier ha evitato accuratamente d’inserire nella valanga di autoelogi che si è dedicato un accenno anche minimo all’amministrazione della provincia autonoma di Trento. Senza la quale non ci sarebbe stata la cerimonia. E neppure ci sarebbero state le case, tutte costruite con fondi messi a disposizione dall’amministrazione della provincia autonoma di Trento e dalla Croce Rossa.
Dunque Berlusconi si è inondato d’incenso senza meritarlo. E d’accordo con il fido Vespa, sempre pronto a questo tipo di servizi per solide ragioni (è remunerato dalla Rai con 1 milione e 187.000 euro all’anno!) ha fatto anche di peggio. Ha operato e ha disposto per far calare il silenzio assoluto sul contributo dell’amministrazione provinciale di Trento e della Croce Rossa. A “Porta a porta”non è stato invitato nessun rappresentante né dell’una né dell’altra organizzazione. O meglio al presidente della provincia autonoma è stato proposto di essere presente alla trasmissione. Ma come spettatore, come uno del pubblico. Ovviamente l’offerta è stata respinta. Dellai, il presidente della provincia di Trento, ha fatto sapere a Vespa che avrebbe visto “Porta a porta “in televisione. E così nessuno ha fatto ombra a Berlusconi mentre, di nuovo, il premier si esibiva come il re degli imbroglioni : questa volta, però (speriamo sia una promessa di cambiamento!) riuscendo a imbambolare solo una manciata di telespettatori. Gli altri, i più, hanno preferito un diverso genere di fiction.

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set  09
17
alle 08:29
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di Emanuele Di Pietro il 01/1/70

Per fortuna che sono juventino e martedì mi sono dedicato a seguire l'incontro di Champion's Lea...

Berlusconi, Notizie

Mike e Silvio

Ora che è morto -e in piedi, si può dire, dato che l’infarto l’ha stroncato mentre, a 85 anni, stava per dare il via a un nuovo programma televisivo- Mike Bonggiorno ha solo amici e tutti, com ‘è ormai abitudine in questi casi, fanno a gara per dimostrare di essergli stati più amici di ogni altro. In prima fila, e non privatamente ma davanti a telecamere e microfoni, c’è Silvio Berlusconi, un uomo che a Mike Bongiorno deve tanto, tutto si potrebbe azzardare, dato che senza il sostegno e la presenza fisica accanto a se del più popolare, simpatico e longevo degli showman televisivi italiani, difficilmente sulle fragili fondamenta di una emittente tv locale egli avrebbe potuto costruire un impero mediatico tra i maggiori del mondo e, grazie all’influenza che questo impero ha esercitato ed esercita, una potenza politica che ha fatto di lui il signore purtroppo ancora incontrastato del nostro paese. ”Il papà della televisione italiana”, come, semplificando, i mezzi d’informazione ora definiscono e ricordano Mike, è stato in effetti, oltre che un sovrano dello spettacolo, il più importante fattore della purtroppo irresistibile ascesa del premier. Per questo sarebbe stato giusto, soprattutto onorevole, consentirgli, o almeno perdonargli, qualche piccolo gesto d’indipendenza artistica, quale la conduzione, per la Rai, di uno degli ultimi festival di San Remo e, peggio ancora, la sua collaborazione a Sky con il cantante Fiorello, colpito da una esclusione a vita dai programmi di Mediaset per avere accettato un contratto con l’emittente di Murdoch. Purtroppo il bel gesto, l’ultimo atto di riconoscenza per il tanto ricevuto da Mike Bongiorno non ci furono. Mediaset non gli rinnovo’il contratto scaduto alla fine di dicembre del 2008. Incredulo e ferito Mike si rivolse allora a Berlusconi ma questi si negò perfino di ascoltarlo. E solo ora che è morto riscopre ed esalta -con poca spesa- l’amicizia che fece la sua fortuna.

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set  09
9
alle 08:51
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di Emanuele Di Pietro il 01/1/70

Silvy ha aperto un argomento molto delicato..... ma credo sia equo soffermarsi un minuto sulla qu...

libertà d'informazione

Videocracy


Il docufilm di Erik Gandini non è certo un capolavoro ma racconta la nostra lenta caduta verso il rimbambimento.

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set  09
8
alle 06:50
da luca ajroldi

Ultimo commento:

di Emanuele Di Pietro il 01/1/70

Gentile Dr. Ajroldi, anche con questo filmato riesco ad essere in totale accordo con Lei per qua...

Dibattiti

Censura dittatoriale e censura democratica

A Teheran la televisione di stato trasmette senza risparmio di particolari la cerimonia dell’insediamento del presidente Ahmadinejad ma ignora completamente le proteste popolari che, nello stesso momento, contestano la validità della sua elezione. In Italia, lo stesso giorno, tv pubblica e tv privata danno notizia dell’incontro tra il Presidente del Consiglio e i rappresentanti delle regioni ma non dedicano né una parola né una mezza immagine ad altri due fatti di grande interesse e rilievo riguardanti lo stesso personaggio, Berlusconi. La cui figlia, Barbara, pur tenendo a sottolineare il suo affetto e la sua stima per il padre, in un’intervista gli contesta la pretesa di non essere giudicato politicamente per i comportamenti,come si sa licenziosi al limite dello scandalo,della sua vita privata. E il cui ex collaboratore e sostenitore Paolo Guzzanti, senatore del centrodestra ed ex vicedirettore di”Il Giornale”, anche lui in un’intervista, riassume in tre parole-“ è un porco”-il suo giudizio sull’uomo che fu suo leader e oggi resta,purtroppo,leader di tanti italiani.Sono due informazioni da prima pagina e da titolo di apertura.E come tali le troverà chi avrà la possibilità e la voglia di farlo sui media di altri paesi e su qualche quotidiano stampato nostrano(sicuramente su “La Repubblica” e su “il Corriere della sera”).Gli altri italiani,coloro che hanno come unica fonte d’informazione i telegiornali,e sono parecchie diecine di milioni di persone-i due terzi se non i tre quarti del totale-resteranno all’oscuro,o meglio sapranno solo che ieri il Presidente del Consiglio ha incontrato i rappresentanti della regioni.
.In Iran la chiamano censura dittatoriale,in Italia censura democratica. Aggettivo a parte:vi sembra che ci sia una gran differenza?

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ago  09
6
alle 09:08
da mariopinzauti

libertà d'informazione

Un vuoto incolmabile

“And that’s the way, it is”, ”così stanno le cose”. Con queste parole, ogni sera, Walter Cronkite, il grande giornalista americano scomparso l’altro giorno, per decenni ha concluso il telegiornale serale della Cbs. Era la ripetizione quotidiana di un impegno portato avanti per molti decenni per assicurare al vastissimo pubblico del notiziario un’informazione obiettiva, cui tutti, quali che fossero le loro idee, potevano credere. Perchè per tutti gli americani Cronkite era il giornalista che mai aveva mentito né lo avrebbe fatto in futuro e quindi si poteva, anzi si doveva credergli. Quando, reduce da un’inchiesta in Vietnam, Cronkite, disse in televisione che quella guerra era ormai perduta per gli americani, lo stesso presidente Johnson, che pure fino a poco tempo prima era sembrato nettamente contrario alla cessazione delle ostilità, si convinse a prendere la difficile, dolorosa decisione di ritirare le truppe, osservando (a quanto hanno poi riferito persone del suo staff): ”se lui la pensa così non c’è altro da fare”.
Ricordarlo ci riempie di una grande ammirazione ma anche di una forte, struggente malinconia. Perchè Cronkite lascia un’eredità di cui ogni operatore dell’informazione avrebbe il dovere di essere orgoglioso ma anche un vuoto che sarà difficilmente colmabile. Purtroppo il giornalista che, come lui, aveva conquistato la piena, assoluta fiducia della stragrande maggioranza del suo pubblico, rappresenta una razza in rapida via di estinzione. Anche in America. Quanto all’Italia basta un ricordo flash ai collegamenti televisivi sul G8 a l’Aquila, ai servizi (o mancati servizi) sui sexygate di Palazzo Grazioli, di Villa La Certosa, di Bari e non si può che commentare dicendo ”così stanno le cose”. Cioè stanno male, molto male per coloro che- forse la gran parte degli italiani-vorrebbero un’informazione obiettiva, credibile. Come quella che per molti decenni Walter Cronkite ha fornito al suo pubblico.

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lug  09
20
alle 08:08
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di mario pinzauti il 01/1/70

ecco,direbbe il professor Freud,il tipico esempio di uno che dà i numeri per il puro gusto di fa...

libertà d'informazione

L’anschluss televisivo

Nelle polemiche di questi giorni tra maggioranza e opposizione sulla riunione in casa Berlusconi per le nomine Rai è stato appena sfiorato un importantissimo particolare: che è stato oltretutto omesso nella gran parte dei resoconti giornalistici. E così è stato fatto mancare alla quasi totalità dell’opinione pubblica un elemento di giudizio fondamentale. Perchè se era scandaloso che sulle nomine Rai si discutesse e, pare, anche si decidesse nella residenza privata del primo ministro, come hanno sostenuto molti esponenti dell’opposizione e, con toni più soft, ,anche molti giornali, è addirittura incredibile che la critica del pd, dell’udc, perfino dell’idv sia stata invece appena sussurrata, anziché urlata a squarciagola come sarebbe stato doveroso fare , su un aspetto del caso a proposito del quale anche la grande stampa ha manifestato scarsa attenzione. Come ha affermato nel suo articolo domenicale su “La Repubblica” Eugenio Scalfari, uno dei pochi giornalisti che tale aspetto lo ha visto e giudicato nel suo giusto valore, quella riunione a Palazzo Graziali infatti non ha solo rappresentato una quasi provocatoria ostentazione di superpotere da parte del villano rifatto, ha anche istituzionalizzato una sorta di egocrazia mediatica che è senza uguali nel mondo. Nel momento in cui, a casa sua, il padrone assoluto di Mediaset ha proclamato di fronte a molti convenuti il suo diritto di decidere sulle nomine Rai egli ha di fatto comunicato urbi et orbi di essersi proclamato signore assoluto sia della tv privata che di quella pubblica, fatta un’eccezione (per ora, nota Scalfari) solo per Rai 3. Se si aggiunge che una dichiarazione del più diretto, anzi unico interessato ha messo in evidenza a quale risultato si punta con questa sorta di anschluss di fatto della televsione privata ai danni di quella pubblica (“si deve arrivare a una televisione che non critica il governo”,ha detto Berlusconi) si ha più di quanto basta per capire che stiamo assistendo alla nascita, nel campo della tv, di una monarchia assoluta :contro la quale, altrove, in tantissimi paesi opposizione e libera stampa correrebbero alle barricate (a parole,s’intende) per sollecitare un plebiscito di sdegno dell’opinione pubblica.Mentre in Italia invece….…

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apr  09
20
alle 08:49
da mariopinzauti

Dibattiti

Pane e libertà

Se si vuole essere critici a tutto campo non è difficile trovare difetti anche notevoli in “Pane e libertà”, lo sceneggiato televisivo di Alberto Negrin messo in onda domenica e lunedi da Rai 1 nell’orario del massimo ascolto serale. In questa biografia televisiva di Giuseppe Di Vittorio, il cafone pugliese che divenne il segretario generale del più importante sindacato italiano, la Cgil, sono poco più che sfumati ad esempio alcuni aspetti politici della storia del personaggio, ad esempio il suo rapporto, non sempre facile, con il Pci. Queste e altre lacune e anche qualche inesattezza non impediscono però allo sceneggiato di disegnare con efficacia e suggestione il ritratto di un uomo coraggioso -un eroe ,si può dire, del suo tempo- che dedicò tutta la sua vita, pagando, uno dietro l’altro, prezzi altissimi, all’ideale della giustizia e della libertà e seppe trasmettere questo ideale prima ai bracciantii della sua terra,la Puglia,sfamati con un tozzo di pane condito da poche gocce d’olio, poi a diecine e diecine di milioni di lavoratori di tutta Italia e fece del sindacato un protagonista della società,.dandogli un ruolo e una forza che prima mai aveva avuto e oggi,purtroppo,ha di nuovo perso. La dimensione e il significato dell’opera che Di Vittorio realizzò sono sintetizzati nell’’immagine a tutto schermo,,più volte ripetuta nello sceneggiato e chiaramente ispirata a “Il Quarto stato”di Pelizza da Volpedo,di una moltitudine di uomini,donne,bambini in marcia verso un intuibile sol dell’avvenire . E’un’immagine che,come tutta la storia raccontata,non solo suscita commozione ma rimette in piedi la speranza .Perchè ricorda che la forza degli ideali può vincere anche nei momenti più difficili. Quelli di ieri.E quelli di oggi . A condizione, certo, che alla guida delle moltitudini, si pongano uomini come Di Vittorio.

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mar  09
16
alle 05:31
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di GIOVANNI il 01/1/70

Mi rivolgo ai signori Presidi ed insegnanti di scuola media e/o superiore: Lo sceneggiato non sar...