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160 anni dopo
Da quando Marx disse-e scrisse-che la proprietà è un furto sono trascorsi 160 anni. Da allora n’è passata di acqua sotto i ponti e ne sono entrate e uscite d’idee nella mente degli uomini. Oggi la proprietà non è più considerata furto anche nei paesi del comunismo postcomunista, leggi Cina e Vietnam, dove anzi s’incitano i cittadini a darsi da fare per arricchirsi. In questi paesi come in quelli del capitalismo dichiarato, scritto in fronte del potere, si ritiene tuttavia di cattivo, pessimo gusto, sbattere in faccia al pubblico l’eccesso di proprietà , la maxiricchezza e tanto più nei momenti di particolare sofferenza e difficoltà . Fa naturalmente un’eccezione l’Italia, dove da quasi sedici anni domina un’eccezione: Berlusconi. Proprio nei giorni in cui tutto il mondo piange la tragedia di Haiti, un paese povero reso miserabile dal terremoto e mentre nella stessa Italia il bisogno è entrato in casa di tanti-come conferma la cifra di 2 milioni e 600.000 disoccupati resa nota della Banca Italia-che cosa fa l’uomo più potente e più ricco del nostro paese? Va a Venezia a cercare casa, lui che di case ne ha già abbastanza da ospitare qualche centinaio di persone, ad esempio le sette ville in Sardegna, quelle nei Carabi, a Porto Fino , i palazzi e gli appartamenti romani. E poiché non è-potendoselo permettere- uomo di bocca buona non sceglie il monocamera con servizi ma un palazzo, un altro palazzo, e dei più belli, e storici, di quelli che le guide indicano all’ammirazione dei turisti. Si tratta di Palazzo Pisani, una dimora del ‘400 con diecine di stanze, posta nientedimeno che sul Canal Grande. Prezzo? Tale probabilmente da mandare in tilt la calcolatrice. Ma Berlusconi ,che è accompagnato dai fidi Letta e Ghedini, non se ne preoccupa, dice che la cosa gli interessa, anche se naturalmente si riserva di pensarci. Mentre lo sta facendo chissà se faranno qualche riflessione i cittadini-purtroppo finora tanti- che votano per lui, incuranti delle licenze che il premier si prende in fatto di maximaxi proprietà e tanto altro.
da mariopinzauti
Videocracy

Il docufilm di Erik Gandini non è certo un capolavoro ma racconta la nostra lenta caduta verso il rimbambimento.
da luca ajroldi
Ultimo commento:
di Emanuele Di Pietro il 01/1/70
L’intrepido Vincenzo
Nell’ultimo confronto-scontro con i giornalisti, quello di ieri, Silvio Berlusconi ha invitato i rappresentanti della stampa a leggere con attenzione i loro stessi giornali per farsi un’idea diretta della disinformazione in Italia. Ci auguriamo che la gran parte dei colleghi lo abbia fatto e si sia così resa conto -sempre che fosse in grado di farlo, o fosse disposta a riconoscerlo- di quanto veramente grave sia lo stato dell’informazione nel nostro paese, anche se non certamente ai danni del Presidente del Consiglio. Almeno uno di loro, pur non disponendo del phisique du rol, avendo anzi le sembianze e il tono di voce di colui che si tiene lontano dai guai per principio , ha fatto sicuramente molto di più . Si tratta di Vincenzo Mollica, inviato di Rai 1 al Festival del Cnema di Venezia. Il paffuto, angelico Vincenzo non solo ha dato un’occhiata attenta alle notizie e ai servizi del suo tg, quello delle 20 di ieri sera, ma ha voluto di persona, con tutto il peso della sua vociona e della sua pancia, dimostrare quanto sia nemico della disinformazione inserendo nelle cronache sulla giornata di venerdi a Venezia una rapida immagine di Patrizia D’Addario. E’stato un atto di autonomia e di coraggio che non avremmo immaginato da parte di un pacioccone come Vincenzo Mollica; e che meriterebbe dunque un applauso, di quelli da spellarsi le mani, se l’intrepido cronista del tg 1, non avesse omesso -chissà perché- di precisare chi era la bella donna mostrata al pubblico e quali erano stati i suoi rapporti con il Presidente del Consiglio.
da mariopinzauti
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di Val Tidone il 01/1/70






